sabato 20 dicembre 2014

Gli uomini piedistallo

L'uomo piedistallo ha,come caratteristica primaria, il voler stare sopra a tutte le cose.
Su un piedistallo, per l'appunto.
Questo perchè tale categoria saggiamente sa, che l'altezza regala 3 vantaggi fondamentali:

1. Stando lontano dall'umana terra, difficilmente troverà confronto diretto con altri esseri umani.
Perchè si sa, a certe altezze,davanti a sè vedrà poco più che il nulla ed è così che fomenterà la convinzione di essere l'unico, il solo, wow.

2. Anche la vista più acuta, faticherà ad arrivare fin lassù  e così, sarà difficilissimo, vederlo davvero per quello che è. Inoltre l'altezza in cui si pone permetterà ai suoi occhi di vedere tutti piccoli rispetto alla sua prospettiva e alla sua persona.

3. L'altezza ragguardevole impedisce alle sue orecchie di ascoltare qualsiasi parola, opinione, discorso che non siano quelli che si fa da solo.

L'uomo piedistallo crede di essere in cima al mondo, ma non lo è.
Non essendone del tutto cosciente cercherà donne all'altezza del suo calibro (anche se fittizio) e per sentirsi come se fosse dove crede,si comporterà così:

Non vi ascolterà.
Le vostre parole non arriveranno mai fino alle sue orecchie.

Sarà l'unico centro del Tutto previsto.
Prima lui, solo lui,soprattutto ( per ovvi motivi di location presunta) lui.
Per voi e per lui.

E vi vedrà piccole, vi farà sentire piccole e vi tratterà come tali per sentirsi in vetta.

Quindi donne grandi, diffidate dall'uomo piedistallo perchè vi renderà operaie sottopagate della sua opera personale.
Ve lo farà costruire e reggere tutti i giorni quel piedistallo che non ha.
E voi uomini piedistallo cercatevi una donna comodino, se proprio volete accompagnarvi a qualcuno di diverso da voi stessi.
Una che sta zitta, ferma e che lascia che vi appoggiate sopra il vostro ego.
Oppure lasciate perdere il piedistallo e giocatevela partendo dalla base, che tanto l'altitudine, si sa, fa male al cervello.


- ' Guarda, ho i coglioni per terra.'
- ' No, tesoro. Hai i coglioni intorno, è diverso.'
    O&G


martedì 16 dicembre 2014

Buonanotte

Sono un po' di giorni che vorrei mettermi a scrivere.
Diversi temi nella testa.
Spunti trovati sostando 84 ore in Stazione Centrale ( purtroppo non è un modo di dire) , guardando le altre coppie, rasentando la psicopatia nell'immaginazione del passato altrui, perdendo e ritrovando le parole e i gesti.
Ma non scriverò nulla di tutto ciò.
Non adesso, per lo meno.
In questi giorni mi sono gustata due monologhi di chi le parole le conosce, le riconosce, le vive, le ama e le cura.
Bergonzoni (vi consiglio di vederlo e soprattutto di ascoltarlo,una volta nella vita) e Benigni.
Due maestri del dire e del dare.
Gente che sa come mettere infila i pensieri, tanto da renderli tuoi.
Il che ti spinge a volerci trovare la stessa arte, saper creare qualcosa e al contempo ti fa sentire piccola e insipiente,nana dello scrivere, invisibile nella comunicazione.
Quindi, con una sorta di rispetto, oggi taccio quasi.
Mi fumo la sigaretta della buonanotte e mi porto nel sonno la coscienza del mio modo di parlare, con te.
Che poi è una delle cose che amo di più.
Accusandoci rabbiosamente, cercandoci nei discorsi, dimostrando e dimostrandoci le nostre argomentazioni, cercando sempre di essere io te e tu me, anche da lontano, anche da lontani.
Trovando sempre un punto dove incontrarci, a volte per caso,
perchè alla fine è sempre lì che vogliamo tornare.
E' sempre lì che vogliamo essere.
Le nostre parole sono come le ombre cinesi delle nostre prime notti.
Cambiano in base alle nostre mani, alla luce che vogliamo dare e ai nostri occhi.
E al fatto che a volte vorremmo fare un coniglietto e ci viene fuori un T- rex.
E' sempre bello rincontraci e riconoscerti.
Come le parole.
E adesso buonanotte, senza rileggere.


- 'E adesso zitto, che sono ai limiti dell'orchite.'
   A.




martedì 2 dicembre 2014

Chiedere

La cosa migliore che si può chiedere ad una giornata è questa.
Tornare a casa, distrutte o soddisfatte.
Aprire la porta di casa.
Accelerare il passo sulle scale, con quella fretta al cuore che accompagna i tuoi passi.
Quella fretta che hai coltivato tutto il giorno.
Da quando hai aperto gli occhi.
Tanto che l'hai fatta germogliare.
Ed era lì nella tua testa a darti la forza per affrontare la stanchezza, la fatica.
Sapendo che il regalo c'è e ti sta aspettando.
In cima alle scale.
Ed casa.
Dietro la porta, tra le braccia.
Con quel respiro tra i capelli che ti dice che puoi tutto.
Tutto passa.
Tutto si rimpicciolosce di fronte a quel respiro, quelle mani, quella bocca.
E sai di essere a casa, ovunque.
È questa la cosa migliore che si può chiedere.
Ad una vita.
- ' Ma il treno dove lo prendo?'
- ' Speriamo che prenda lui te.'
A.

mercoledì 26 novembre 2014

Che donna sei?

Sei una femminuccia siediti composta.
Non fare certi giochi, sei una feminuccia, comportati bene.
Sistema la tua camera, sii ordinata, sei una femmina.
Aiutami a pulire che sei femmina, devi imparare.
Hai paura perchè sei una femmina!
Questi sono giochi da maschio.
Se non impari a stirare/cucinare / lavare/ rammendare chi ti sposa?
Non dire le parolacce che in bocca ad una ragazza stanno male.
Donna al volante pericolo costante.
Curati che sei una donna, poi è chiaro che tuo marito ti tradisce.
Ti ha tradito perchè è una zoccola.
Ma se vai in giro vestita così poi non ti lamentare se ti stuprano.
Andrà anche nello spazio, ma è un cesso.
Bella e stupida, normale.
Quella non la da a nessuno, è una figa di legno.
Me l'ha data la prima sera, è una troia.
Minchia che cesso, è obesa.
Sì, ma non ha nemmeno le tette.
Carina, ma ha un brutto culo.
Quella ci sta sicuro, si vede.
Dice di no, ma in realtà vuole.
Sì, ma quella è frigida.
Fa certi numeri, è proprio un troione.
Fa la simpatica perchè ci sta, mi provoca.
E' acida, chissà da quanto non scopa.
Signorina, il colloquio è andato bene. Ha intenzione di avere figli?
Il curriculum è ottimo, ma ci vuole la bella presenza.
Voi donne, si sa,siete delle rompi coglioni.
Oh ma quanto parlate, non state zitte un secondo.
Ormai è vecchia.
Oh bella figaaaa!
A' cofanooo!
Quella me la scoperei.
Sta con quello solo perchè ha i soldi.
Le donne sono tutte uguali,guardano solo il portafoglio.
Mia mamma lo cucina meglio.
Mi hai stirato le camicie?
Ma le cena non è ancora pronta?
Avete voluto la parità? adesso svegliati.
E' zitella.
Ma chi vuoi che se la pigli quella ormai.
Se ci ha provato è perchè tu gli hai dato modo.
Una donna che non puo' avere figli non è una donna.
Che donna è una che non vuole figli?
Comunque da quando ha avuto il terzo figlio si è sformata.
Non sa nemmeno cambiare un pannolino.
Non è una brava madre.
Dovrebbe stare a casa con i suoi figli.
Ma che donna sei?

Esatto.
Che donna sei?
La prima violenza sulle donne è quella che ci fanno ogni giorno vestendoci di pregiudizi, sempre, ogni momento, per tutto, senza mettersi mai, nemmeno per un secondo, nei panni di una Donna.
L'altra è quella che ci facciamo da sole, cercando di essere tutte le donne che vorrebbero fossimo, sentendoci troppo spesso inopportune, sbagliate e in colpa.
Dimenticandoci la donna che vogliamo essere e che siamo.



-' E quello che si incazza perchè non ci sto!'
-' Pensa che quell'altro si incazza perchè ci sto.'
   G&F








domenica 23 novembre 2014

Verità

Non so perchè io mi metta a scrivere quando non ho niente da dire.
Nemmeno a me stessa.
Proprio niente di nitido.
Ci sono solo pensieri latenti sospesi come nuvole, ma probabilmente meno interessanti.
Ma di sicuro una somiglianza c'è.
Cambiano forma con una velocità sorprendente.
Prima sembra un cavallo e poi un grattacielo.
Prima penso di aver capito tutto e poi niente.
Pensi che hai ragione tu, poi che esistono altri punti di vista plausibili e poi che sono tutte cazzate.
Che non sono quelle le cose che contano.
E che poco c'è da pensare e filosofeggiare su altro e altri, quando per prima, stai ancora capendo chi sei tu.
Come sei, quando sei così, chi eri, cosa ne è rimasto e quali schemi usi perchè ti servono, ti salvano, pur non piacendoti, li conosci e ti sembrano rassicuranti.
Catene comode.
Più o meno.
Chissenefrega, in verità.
La verità è che non c'è la verità.
Non assolutamente, almeno.
E che se anche ci fosse, a noi interessa la nostra, quella personale , quella che crediamo sia, quella che è vera per noi.
Ho un letto sfatto.
Mi viene da piangere e ho voglia di ridere.
E so solo che sono disposta a piangere tutte le volte necessarie a poter ridere sempre.


- ' Non so cosa ho detto, ma secondo me l'ho detto bene.'
    A.




giovedì 20 novembre 2014

Se fossi intelligente

Se fossi intelligente adesso dormirei.
Non avrei mai iniziato a fumare.
Non starei fumando nemmeno ora.
Non avrei attaccato il caricatore del cellulare senza collegarlo al cellulare.
E avrei fatto delle connessioni tra: odore di bruciato + 14 candeline accese per la casa  + pensile di legno vicino ( molto vicino) alla fiamma.
Se fossi intelligente non avrei aperto un blog che parla delle mie turbe mentali e non ( dove NON si riferisce a turbe e non a mentali, giusto per chiarire) ma avrei aperto un blog di fashion, fingendo di essere una ragazza molto trendy e citando le più disparate marche di abbigliamento.
Sarei gettonatissima ed avrei  pacchi e pacchi di omaggi da parte delle sopracitate case di abbigliamento.
E avrei risolto il mio problema da armadio troppo vuoto (già detto qui).
O in alternativa mi sarei fatta dei selfie, molti selfie, con la faccia da figa al naturale studiata per ore.
Possibilmente in mutande e con un cucciolo di cane.
Se fossi intelligente polemizzerei su qualsivoglia argomento, da articoli di giornale che legge solo mia nonna dal parrucchiere al nuovo template di facebook, il tutto coronato da immancabili #hashtag #che #fanno #molto #social #echevannounpocontutto #comeilnero #ocomealtromanonsidice.
Se fossi intelligente ora non sarei qui a menarmela sul mio rapporto con il mio prossimo ( e per mio prossimo intendo mio unico) su quanto meglio potrà trovare o su quanto meglio può aver avuto.
Nè su quanto sia meravigliosamente spaventoso avere qualcuno che cambia la tua giornata anche con poco, senza nemmeno accorgersene.
E se fossi, davvero intelligente, non le scriverei qui queste cose.
E non scriverei 'nè' a capo, dopo il punto, che non si fa.
E non cercherei di difendermi sempre, che tanto non serve e che dopo 8 minuti di apparente potenza mi fa sentir pure cretina, farlo.
Se fossi intelligente farei cose più furbe, avrei meno pensieri, mi farei meno domande sulle mille sfaccettature dell'esistenza, sentirei la metà di quanto sento, non avrei fatto tutto quello che ho fatto nella vita, non sarei chi sono e non avrei lasciato aperta finestra, porta e cuore quella notte, per tutte le successive notti,fino ad oggi.
Anzi domani.
E domani.
E domani.
E domani.
Se fossi intelligente avrei fatto tutt'altro, ma grazie a Dio sono scema.


- ' Potresti almeno darmi qualcosa!'
- ' Fuoco?!'
    Z.

Zucche vuote

mercoledì 29 ottobre 2014

Due è un numero pari

Un flusso con poca logica.
Direi uno sgorgare.
Un verbo che ricorda lo sturare un lavandino intasato.
Dolore corretto rabbia, questa volta non mi avrai.
Poche parole su pensieri enormi.
Direi cardini, più che parole, che saldino i concetti di una cosa che conosco poco, ma che voglio molto.
Non li dirò.
Non li so.
So solo che il numero 2 é formato dall' 1+1.
Due numeri uguali.
Nessuno supera l'altro.
Nessuno sta sopra.
Nessuno vale di più.
Nessuno è più perfetto o più comprensibile o migliore.
Sono 1 e 1.
Vicini.
Affiancati.
Uniti.
Sul medesimo piano.
Distinti, ma uguali.
Ognuno con i suoi limiti da numero qualunque.
Ognuno con i suoi pregi da numero primo.
Pari.
Come il numero 2.
Il resto è prima elementare e poco vale.
- ' Tu ridi, ma scherzi..'
    B. 


 

venerdì 17 ottobre 2014

Inerzia vitale.

E' tornata senza che nessuno la chiamasse.
O tanto meno la cercasse.
Non ci si pensava proprio.
La fase dell'inerzia vitale, è qui.
E' quel momento della vita che non sai spiegarti.
E ogni volta che arriva, sembra nuova.
Anche se la conosci, per carità e pure bene.
Sarà che ho la memoria del pesce rosso vinto alla fiera, sarà che le cose che mi stanno sulle palle tendo a rimuoverle, tant'è che è qui e io non so come accompagnarla, più o meno gentilmente alla porta.
Non mi ricordo come l'ho fatta andar via le altre volte.
E' un po' come quella sensazione ( che io, personalmente, ho ogni inverno) dell' aprire l'armadio, non sapere cosa mettere, non trovare un capo utile, imprecare, chiedersi come andavi in giro vestita la stagione scorsa.
Tanto per capirci,la fase di inerzia vitale presenta i suddetti sintomi:

- Ti senti osservata fissata da un' altra te accigliata e con aria di compatimento verso la tua persona

- Hai la granitica sensazione di non star facendo nulla nella tua vita che valga la pena

- Ti senti nuda, avvolta da una pizzicante quanto fastidiosa coperta di lana grezza,composta da       sensazioni di simil fallimento.

- Senti che i tuoi sforzi ti porteranno lontano quanto la corsa forsennata di un criceto sulla ruota

- Serpeggiante sensazione di infeltrimento cerebrale

- Umoralità instabile ( ma quello, nel mio caso, non è molto indicativo)

- Sforzi di meningi per capire qual è la strada da prendere

- Inutilità totale degli sforzi sopracitati

- Stanchezza esistenziale

- Sensazione netta che tutti siano arrivati nella vita, tranne te

- Sensazione di inadeguatezza verso tutto, fosse anche buttare la spazzatura

- Noia di te stessa

Ora, la fase si sa, lo dice la parola, è passeggera.
Quindi te ne andrai.
Ma visto che :
ci conosciamo, che ogni  tot passi di qui senza nemmeno chiedere permesso,
stalli a casa mia come se fosse tua, ogni giorno un po' più ingombrante e disordinata e senza preavviso te ne vai, sta volta non si potrebbe esaurire il tutto con due convenevoli, mezza chiacchiera fintamente cordiale e un sano vaffanculo?
Senza che ti sforzi,faccio tutto io.
Soprattutto il vaffanculo.



- ' La dignità va nell'umido?' cit.







domenica 12 ottobre 2014

Piace, poco.

Piace costruire castelli e poi vedere se vengono giù con le cannonate umorali.
Piace star lì a dubitare tanto, di tutto e vivere poco.
Piace vedere se dando ombra si riceve luce.
Piace mettere alla prova senza provare per primo.
Piace vivere ovunque tranne che qui ora.
Piace scoprire fino a che punto si può arrivare stando fermi immobili.
C'è a chi piace.
A me no.
A me piace godere delle cose piccole, quelle invisibili che non sa vedere quasi nessuno.
Vedere l'eccezionale nella non eccezione.
Scoprire cosa mi riempie lasciando lo spazio, facendo posto.
Scoprire che tutti i giorni uguali sono diversi se lo voglio io.
E mi piace tanto, ma proprio tanto smettere a tutti costi di rendere la vita complicata.
Che tanto, rilassati, non ha bisogno dei tuoi sforzi per esserlo.

-' Devi fare come me, vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo. '
- ' E nel tuo caso speriamo che tu abbia ragione.'
M.

venerdì 10 ottobre 2014

Comunque

Ieri ho scritto un post.
Poi mi hanno interrotto.
Adesso non so più se lo finirò.
I pensieri di un blog sono un po' come le lettere d'amore, bisogna affrancare la lettera e correre ad imbucarla subito, perchè se ci pensi su un secondo, non la spedirai mai.
Che poi chi è che scrive ancora le lettere d'amore.
Al massimo mail d'amore.
Messaggi d'amore.
Whatsapp d'amore.
Anche perchè nella precarietà di oggi, quella di mente e di cuore, tempo che la lettera ti arriva quello magari ha già cambiato idea tre volte.
Con i messaggi istantanei, per lo meno, si spera che l'uomo in questione per un istante quel pensiero lo mantenga.
Due istanti no eh, non illudetevi.
Comunque...
A proposito di idee fugaci, nel post non postato si parlava di me che non so ancora cosa voglio fare e cosa devo fare.
Che non so cosa voglio fare nella vita, ma so solo come voglio sentirmi nella vita.
Che però non ho ancora capito cosa devo fare io per sentirmi così.
Che una mattina penso che vado dove voglio e l'altra faccio fatica a fare il percorso letto - bagno.
Che parlo di me con me, che tradotto sa di 'Parlo da sola'.
E potrebbe essere non troppo sano.
E il posto dove vivo non è che mi agevoli.
E parlo della nazione più che della località.
Giusto per essere chiari.
Che poi quando con me stessa non solo parlo, ma mi lamento, la questione peggiora.
Anche perchè io odio chi si lamenta.
Si lamenta e non fa niente.
Sia mai gli sfumino i motivi per fare la cosa che sa fare meglio.
Lamentarsi, appunto.
La chiave, forse, ma io credo che il forse si potrebbe pure togliere, è quella che mi disse il mio amico fotografo, artista e sublime cacciatore di essenze istantanee (potete vedere che è vero qui: http://www.sebastianorossi.com/ ) e cioè che si ti senti un genio e vai in giro a dirlo a tutti, prima o poi ci crederanno.
Quindi perfetto.
Sono un genio.
L'ho detto.


- 'Quando andavo al liceo, studiando storia, pensavo a come potevano sentirsi quei poverini che vivevano periodi storici di merda. Ora lo so. Grazie.' cit.





lunedì 15 settembre 2014

Normalmente amore

Lo scrivono i poeti.
Da sempre.
Ci abbiamo creduto tutti.
Per molto.
E c'è chi ci crede ancora.
E ci ho creduto io.
Che l' amore, se lo è davvero, deve essere un tormento.
Un' altalena tra paradiso ed inferno.
Un continuo godere e disperarsi senza tregua reale.
Che se è difficile e travagliato allora ha valore.
Gli scrittori si sono dissanguati d'inchiostro, imbrattando fogli su fogli.
Noi abbiamo riverniciato soffitti a furia di guardarli.
Abbiamo buttato giù muri a furia di picchiarci i pensieri.
Perché?
Se soffro è amore.
Se sopporto è amore.
Se sono ancora qui, nonostante tutto, ha valore.
E sei lì che ti togli il fiato per correre più veloce.
E invece ti incateni.
Sprofondi nella vischiosa sensazione che è una guerra giusta.
Le vittime sono in conto.
Che poi non son tante, di solito è una.
Tu.
L'unico motore é dato dalle vertigini, che solo raramente raggiungi, quando l'altalena di cui sopra, più per caso che per merito, raggiunge il picco più alto.
Per poi ricadere più in basso.
E che coraggio.
Che tenacia.
Che amore sopportare tutto questo.
Ma è una cazzata grande.
Enorme.
Sicuramente infinitamente più grande di quell'amore.
Il vero coraggio non sta lì.
Sta nel guardarsi vivere tutti i giorni.
Nello scrutare l'altro.
Vederne i limiti, le fobie, le paure, le fissazioni.
Sta nel vederlo per quello che è.
Sul divano, dopo la doccia,la sera dopo il lavoro, la domenica mattina.
Senza troppi orpelli ed immaginazioni.
È sapere cosa dirà senza che diventi noia.
È sapersi a memoria e volersi studiare ancora.
È guardare l'amore ogni minuto da vicino, in ogni attimo.
Tanto nelle notti accese quanto nelle notti girati di schiena.
Il coraggio é lì, tra le bollette e il bucato.
Nell' essere cosciente che ognuno ha la sua indipendenza.
Che potete tutto da soli, ma scegliete di farlo insieme.
Che siete liberi di andare altrove, ma volete essere dove siete.
Anche se non vi mancano strade e porte aperte.
Nessuno è menomato o moralmente invalido.
Non vi mancano arti, ma al contrario, avete ali.
Che vi siete disegnati a vicenda, tifando uno per la vita dell'altro.
Il coraggio é lì, nel sapere che a furia di guardarvi vedrete più di quanto vedrà l'altro di sé,  che rischierete di assomigliarvi mentre lo negate, che sentirete con i sensi dell'altro.
E che se le felicità, per questo, saranno doppie, lo saranno anche i dolori.
Riuscire a scorgere la magia nello scorrere della vita di sempre.
Lì ci vuole coraggio.
Senza dover ricorrere necessariamente a scossoni indotti che ne comprovino la grandezza.
Senza dover inventarsi dolori e struggimenti per vedere che è vero.
Non buttate il vostro coraggio per un giro sulle montagne russe, che tolte le vertigini, dura poco e lascia solo la nausea.
Il grande amore sta altrove.
E non ha bisogno di gridare per farsi sentire.
E lì,in mezzo alla vita,a farsi compagnia con il grande coraggio.
Non per sempre, ma sempre.


Quando, quando, quanto

Quando avevo 6 anni, nonostante sembrassi timida e con un eccesso di educazione quasi da clinica psichiatrica,  covavo un bullismo ed un ego ai limiti della stessa clinica di cui sopra.
Solo in un altro reparto.
Per quanto avessi altamente selezionato i bambini/e degni della mia amicizia,  misuravo la stima di me stessa su quanto piacessi agli altri.
Possibilmente tutti.
Se litigavo con qualcuno non lo raccontavo mai a casa.
Dirlo a mia madre sarebbe stato come comunicarle che, no, sua figlia non piaceva a tutti, quindi non era la bambina speciale che credeva fosse.
E che tanto avrei voluto essere.
E credevo di essere.
A fasi alterne.
A 7 anni il registro cambio' decisamente.
La mia apparente docilità scomparve.
Iniziai ad essere chi ero senza troppi complimenti.
Dicevo la mia, se ne sentivo il bisogno.
Litigavo se mi facevano girare le palle.
Picchiavo i maschi se era necessario.
A volte anche se non lo era.
E facevo rimostranze alle maestre se ritenevo che fosse utile alla giustizia collettiva.
Cambiò di molto anche la domanda che girava nella mia testa.
Da 'piacero' a tutti?'si trasformò in 'ma a me loro piacciono?'
E se la risposta era no, cosa tutt'altro che rara,non me ne fregava più nulla di piacere a quei loro.
Passati gli anni tra sognare di essere una rock star, Shina la regina della giungla e una pittrice di successo,arrivai a capire chi ero.
Accettando anche quello che di me, non apprezzavo poi troppo.
Un po' come si fa con i veri amici.
O con gli amori.
Senza troppa ansia di modificarli.
Senza giudicarli.
Sapendo che la vita, da sola, saprà farti smussare gli spigoli.
A volte con un leggero sfregamento.
Altre con martellate deformanti.
Di quella bambina restano i sogni, più o meno concreti.
Lo scegliere sempre.
Il piangere ancora, ma solo se ne vale la pena, sperando di tramutare il macigno dentro in lacrime.
Spunto preso da alcune personalità leggermente divine,  che sottolineano quanto resta ancora del mio ego.
E soprattutto è rimasto che io da grande voglio fare me stessa.
Tutto ciò che lo snatura non fa per me.
Per il resto, la vita succede.
E direi che si vede.

'E stamattina la citazione non c'è'
Cit.

sabato 30 agosto 2014

E non puoi farci niente

C'è voluto del tempo.
Dopo un un periodo di considerevole odio profondo.
Ma poi ho imparato ad amarla l' imprevedibilità della vita.
Quella parte che non ti aspetti, che non volevi, che non avevi nemmeno lontanamente previsto.
Il colpo di vento che ti fa volare le carte dal tavolo.
E bisogna ricominciare.
Perché cazzo stavo vincendo, dopo il vento,conta poco.
E se ti disperi conta poco.
E se ti incazzi pure.
È quella cosa che chi- lo - avrebbe- detto.
Eppure poi lo hai detto.
Quella che senti arrivare, nell'aria come un profumo, e pensi che non arriverà se ti tappi il naso.
Non può piacermi, non è vero, non è possibile.
E invece.
E poi è un coglione.
E intanto.
È quello che non- puoi - farci-niente.
È quella cosa che va oltre.
È  che puoi fare mille viaggi (e amarli pazzescamente) ,ma casa tua resta sempre lì,tra le tue cose.
Puoi conoscere milioni di persone, le tue persone, non si sa com'è,sono sempre quelle.
E puoi provare a non innamorati perché tanto dove andiamo uguali così, filosofi del tutto e del niente.
Ci basteranno le canzoni di un vecchio giradischi, le parole scritte a penna, il fiato corto di quando ci si vede dopo poche ore lontani?
E poi da vecchi sapremo ancora scalare le finestre?
E anche con queste paure, anche se non bastasse domani, potrei evitare di amarti oggi?
Mi sa di no, per fortuna.

- ' E ti piace?'
- ' Sono sotto come un mandarino in una      cesta di cocomeri.'
G & Z

martedì 12 agosto 2014

Ventinovennio

Domani è già qui, domani è già qui.
Sì.
Eppibordeitumi.
Se fossi saggia, oggi, dovrei tirare le somme di cosa ho imparato in 29 anni di esistenza.
Oggi perchè domani non ho tempo.
Devo festeggiare.
Ho questo incombente onere.
Dovrei guardare oltre le mie prime rughe da sedicenne e dire che sono molto cambiata.
Maturata.
Cresciuta.
E che sono arrivata.
Che sono realizzata.
Ormai donna.
Forte.
Indipendente.
Intraprendente.
Soddisfatta.
Risolta.
Dovrei fare delle riflessioni su me stessa.
Molto adulte.
Molto intelligenti.
Invece penso al 13 agosto 2007 e vedo 3 mete, 2 macchine, 5 amiche, svariati alcolici e mal di schiena da dormo.dove.mi.pare.tanto.sono.giovane.e.posso.fare.quello.che.voglio.
2008 e molte ore di veglia, quasi nessuna di sonno, il tetto di una masseria, candele e una famiglia di 50 persone che 3 mesi prima non sapevo chi fossero.
2009 e un cielo mai visto con una luna gigante color rubino, 2 compagne di stanza e un sacco di gente, una notte infinita con i piedi nella sabbia.
2010 e un bar che era come mio, in piedi sul bancone e qualche struggimento di cuore e anima (non della sottoscritta, stranamente).
2011 e una Sardegna sempre più bella, una gran voglia di scappare, 2 persone prima di tutto e un gelato con la candelina.
2012 e un faro, un jingle, un po' di tristezza e un grande amore.
2013 e una spiaggia affollata nel posto in cui non volevo essere e un grande amore finito.
Oggi una casa mia, novembre dalla finestra, l'alba dell'ennesimo cambio di rotta, una cana ai piedi del letto, le voci di chi passeggia in centro, un pavimento da pulire ma non ho voglia, un letto disfatto, un cuscino da respirare e l'attesa di affacciarsi alla finestra quando finalmente suonerà il campanello.
E quel sorriso lì.
Domani 2014 magari vi dico qualcosa di più intelligente da donna matura, come si conviene.
Domani.
Magari.
Adesso suona il campanello.
Devo andare.
Anzi, Voglio.


- ' E tu ti diverti nonostante te stessa? '
    B.


martedì 5 agosto 2014

Tieni il tempo ( se ci riesci)

Tieni il tempo.
Cantava Max.
1995.
Ritmo.
Con le gambe con le mani.
Tanto non cambia.
Provaci pure a tenere il tempo, tanto è lui che tiene te.
Il tempo non esiste.
Ma ci guarda tutti i giorni.
Ed ha un sapore che cambia continuamente.
Sapore agrodolce vestito di malinconia, quando 'ti ricordi quella volta'
e si ride, e lo si guarda come una bella foto appesa al muro.
Sa di rancido quando si ricorda il dolore di un momento che, per quanto sbiadito, fa sentire la stesso odore pungente, quello della paura.
Paura che torni, che si riproponga , che si ripresenti quel ritaglio di passato, che resusciti dal defunto ieri.
Sa di caramello e zucchero filato, ai limiti della nausea, quando torni sui passi di quello che è stato, e ti coccoli quei  quattro momenti belli (perchè se ci pensi bene, ce ne sono stati giusto quattro, non di più... fidati) facendoli diventare motivo di domande insensate, zavorre per non proseguire.
E intanto la nausea sale.
Sa di troppe sigarette e pessimo alcool, ma ha un colore terso e acceso, quando è nostalgia.
Di quei momenti lì che sembravano spensierati, ma che in realtà avevano più pensieri di adesso.
Quando eravamo vivi tutto d'un fiato per non morire.
Serate leggere, con i pensieri rimandati, regalati a qualcun altro
Quando questa notte è ancora nostra e il giorno è di tutti tranne che mio.
Qualsiasi sia il gusto del passato ci capita di stare lì a tesserlo per ore.
Disfarlo e rifarlo come una penelope annoiata.
Dimenticandoci, da bravi essere umani, che quello che c'è adesso è quello che dovremmo guardare bene.
Da vicino.
Dovremmo occuparci di oggi.
Che intanto passa.
Con le gambe con le mani.
E non fermarti fino a domani.
Che domani è tardi.


-' E se aspetto un bambino???'
-' E tu non aspettarlo.. vai.'
  C&Z









mercoledì 23 luglio 2014

L'uomo e la masturbazione mentale

La masturbazione nell' uomo é pratica diffusa e altamente citata.
Non esiste uomo che lo neghi.
É naturale.
Si fa.
Lo fanno.
Si sa.
Nessuno parla, però, dell' altrettanto diffusa masturbazione mentale.
Loro per primi.
Perché non ne hanno coscienza.
Lo ignorano quasi completamente.
Non sanno di trastullarsene.
E di abusarne.
La masturbazione mentale altro non é che il fomentare, più o meno giustificato, un pensiero estemporaneo.
Più o meno piccolo.
Poco importa.
L'importante é che, qualsiasi sia la dimensione d'origine, il cadenzato andirivieni della masturbazione mentale lo farà crescere a dismisura (e il parallelismo mi sembra tanto ovvio da non necessitare esplicitazioni).
Cresce,cresce,cresce.
E si deforma.
Portando all'apice del dispiacere.
Per quanto la pratica sia solitamente solitaria e celata, non si sa come, tocca un po' tutti quelli intorno al suddetto uomo.
Sappiatelo.
Io sono una grande portatrice sana dell' intimismo e dell'individualità dell' Uno.
Lo giuro.
Portatrice malsana di menate (termini che ricorrono, sarà un caso?)
E da donna posso dirlo.
Perché le donne sono imbattibili.
É così.
Le donne fanno baccanali mentali tra i loro plurimi pensieri/dubbi/paure/insicurezze e infinite altre variabili.
Ma la masturbazione mentale non serve.
Non aiuta.
Fa solo danni.
Fa diventare ciechi.
E non é come al solito, in questo caso é vero.
Provate a condividerla.
In due é meglio anche in questo caso.
E so che convenite.
Appunto.

-'Ho voglia di vederti.'
-'Anche io ne avrei se fossi in te.'
  G.

lunedì 14 luglio 2014

Essere o Non essere

Se fossi brava a descrivere ti descriverei.
Direi che sei mani aperte.
Che tengono e che lasciano.
Occhi senza fondo.
Che rispondono.
Che fanno eco.
Pensieri mai fermi.
Grovigli di perchè e risposte.
Manciate di come.
Arte astratta e logica matematica.
Sei certezze dubbie.
E radicate.
Pronte ad esser messe in discussione.
Sei due vie parallele.
Complicazioni.
Semplici.
Carne e ossa, materia e presenza.
Spirito e trasparenza.
Tanto acqua quanto fuoco.
Sei la posizione delle parole in una frase, quella che ne cambia il senso.
Fermezza fragile.
Come tutti, ma come nessuno.
Sei quello che tutti pensano e nessuno dice.
Stoico moto perpetuo.
Sei.
Senza bisogno che qualcuno o qualcosa lo faccia per te.
Sei lo sconosciuto che ho riconosciuto tra la folla.
E mentre mi leggo scrivere di te, mi sembra di parlare di me.
Se sapessi descrivere forse ti descriverei così.
Ma  non lo so fare.


- ' Ciao,come stai?'
- ' Bene.'
- 'Peccato.'








giovedì 26 giugno 2014

Nonsense

Viaggi.
Con il corpo, con la testa.
Ieri.
Cosa c'era.
Oggi.
Che fa sfumare ieri.
Prima non c'è più.
Per lo meno non come prima.
La prima.
Volta.
L'unica.
Per quanto tempo.
Tutto il tempo.
E si ferma il tempo.
In attimi.
Perfetti.
Perfetto come te che non sei perfetto.
Ma sei perfettamente.
Piani.
Nessun piano strategico.
Piano.
Inclinato.
E se è un palazzo è l'ultimo.
Quello più bello.
Quello da cui si gode della vista migliore.
Da cui si vede meglio la grondaia.
Che fa venire le vertigini.
Allo stomaco.
Alla testa.
Paura.
Del troppo.
Del quanto,quanto quanto.
Tanto che non lo so calcolare.
Non lo so dire. Non lo so.
Non si fa e io lo faccio.
Vero.
Così tanto che non si può fingere.
E'.
E cambia la vita.
E cambio io.
Basta un attimo.
Una finestra.
Uno specchio.
Due occhi.
A modo mio.
Il modo giusto.
Forse no.
Ma l'unico.
E ha così poco senso che ha più senso di tutto il resto.



-' Cosa posso prendere per l'influenza?'
-' Stricnina?'
  A&G




domenica 22 giugno 2014

Dell'amore e altre domande

'Vorrei capire insomma che cos'è l'amore,
  dov'è che si prende dov' è che si da.'
- L. Dalla, Le rondini -


Domande.
Siamo pieni di domande.
E le risposte ci saranno, forse.
Ma dove di preciso spesso non lo sappiamo.
Anzi, alle domande più importanti il più delle volte non le troviamo.
Le risposte.
Ancora più spesso non le cerchiamo nemmeno.
Perchè sapere fa più paura del non sapere.
Domande.
Tante, tantissime vertono sull'amore.
Da tempo incalcolabile. - non l'amore, il tempo. O forse entrambi-
E se lo chiedono tutti, ovunque.
E nonostante i punti di domanda non abbiamo una soddisfacente risposta con punto fermo abbastanza fermo.
Forse è meglio soli.
O forse meglio in due.
E mentre mi sento in due, c'è ancora il mio uno?
E mi basta o è troppo?
Quanto perdo e quanto guadagno?
E' vero o no?
Come succede?
Cosa crea pensieri monotematici involontari.
Vertigini allo stomaco.
Pelle che freme.
Equilibri sbilanciati.
Profonda voglia di guardare dentro all'altro.
In fondo più in fondo.
Entrarci.
Passeggiarci attraverso.
Per vedere tutto, sentire tutto.
Dura, non dura?
Cambia, cambierà?
E' reale o non lo è?
E perchè lui e non qualcun altro?
Non c'è risposta.
E se c'è io non so dov'è.
E pare io sia in compagnia in questo senso.
Forse  il fatto che crei domande è l'unica risposta.
Che poi ci vorrebbe qualcuno che risponde alle domande.
Ma il fatto è che la risposta manca a te e anche a me.
Tutti prima o poi lo provano.
Si interrogano.
E nessuno ha la risposta.
Che se ci pensi, forse, che nessuno abbia la risposta, è proprio la vera risposta.


-' Io me ne fotto delle risposte, io voglio le domande.'
   A.











giovedì 5 giugno 2014

Fili

Ecco cosa succede quando ti abbandonano al lavoro da sola per ore e tu hai terminato tutte le cose intelligenti da fare.
Succede che i pensieri lievitano.
E sei lì che pensi che dovresti scrivere, ma non sai bene cosa.
Che dovresti avere un filo e invece non ce l'hai.
Nella vita in generale dovresti avere un filo.
Invece matasse.
Colorate per carità, magari anche belle nel loro aggrovigliato disordine.
Comunque sempre non un filo da seguire.
Quindi sei qui nel tuo ufficetto con balcone e succede che vorresti uscire, senza avvertire, senza dire ciao, farti un giro comprare 5 o 6 libri a caso, solo perché ti ispira la copertina, comprare il gelato, e mangiarlo al parco insieme ai tuoi libri.
Anche ai libri, sì.
Comunque lo pensi fortissimo, quasi ti sembra vero, stai già scegliendo i gusti e invece non lo fai.
Ti frenano delle conseguenze.
Che di per sé nemmeno temi.
Anzi.
Mi sono ritrovata dal NON avere lavoro ad averne 3 in potenza.
Mi sono ritrovata a pensare cose che dopo 8 secondi netti sono state cancellate da un temporale estivo.
E che temporale.
E succede che ti accorgi che hai passato una vita a pensare ai perché passati e agli 'Oddio' futuri.
E che la tua testolina si è rotta le palle prima di te, è in sciopero e non pensa più, se non ad oggi, solo oggi, esclusivamente oggi.
E la realtà é che non si é capito niente.
Ancora non sto capendo niente.
Ma non é colpa mia.
É colpa della matassa.
E dei colori.
Soprattutto.

- ' E ti da corda?'
- ' Sufficiente per impiccarmici.'
    B.

giovedì 29 maggio 2014

Parlami

Parlami di te.
Ok.
Vuoto.
Io mi diletto a parlare degli altri.
Del dentro degli altri.
Che poi è il dentro che ci vedo io.
Forse il vero dentro delle persone é dato anche da come ti vedono gli altri.
Forse non c'è un dentro assoluto.
Ho scritto troppe volte dentro?
Forse davvero è per questo che odio la gente in quanto massa, ci sono già troppe persone in una persona sola.
Viverseli singolarmente è già un mondo.
Affollato.
Avrò detto mille volte ' non pensavo fosse così, non lo riconosco, non è lo stesso.'
Spesso con quel magone che ti sale in gola e fa male.
Un male fisico perchè lui vuole uscire e tu vuoi rimandarlo lì da dove è venuto e fingere che non esista.
In realtà non è cambiato o diverso, è quello che credevo e anche quello che vedo.
Siamo troppe cose per dare una definizione.
O almeno chi ne vale la pena è così.
Troppo.
Ma non sto parlando di me nemmeno questa volta.
Parla di te.
Ok.
Sono quella che vuole difendersi e poi si fa colpire. A volte anche da sola. Autocolpi. Che a volte sono cannonate. Che allo specchio si vede sempre diversa. Che sa chi è, ma ogni tanto se ne dimentica. Si confonde. Che da più di quello che chiede. Che non sa chiedere. Che non  sa staccare, non pensare. Che ride, anche quando non c'è un cazzo da ridere. Che piange quando non era il momento di piangere, perchè se piangi quando c'è da piangere davvero poi magari non smetti più. E anneghi. Avvenimento non remoto visto che non so nuotare. Che si ritarda mentalmente guardando i posti del mondo. Che soffre di vertigini e sta seduta con le gambe a penzoloni nel vuoto. Che pensa di dover cambiare e poi, in fondo, non cambia quasi mai. Non del tutto per lo meno. Una che si perde e che si ritrova, continuamente. Che sa lottare e lo fa, ma vorrebbe non ce ne fosse bisogno. Che si emoziona senza ritegno. Emozioni che poi non sa gestire e le rimangono addosso. Che si ricorda di dimenticare. Che sembra logica o almeno ci mette la sua di logica, che logica non è. Pare. Che è certa e certezze ne ha poche.Che non scappa, ma apre un portone e cerca la strada per andare a casa. Una che sa quello che vuole, ma cambia idea spesso.
Una che tiene l'ombrello in borsa, ma se piove poi, non lo apre e cammina sotto la pioggia.
Ecco.
Ho parlato.
E se lo rileggo magari cancello e riscrivo da capo.



-' Tutto ha un peso.'
-' E io che peso ho?'
-' Tu sei pesante, è diverso.'
    G & A.

















mercoledì 21 maggio 2014

Persona/e

'Umanità mi stai sul cazzo da sempre'.
Citazione che mi rappresenta da tempo.
La moltitudine il più delle volte mi disturba.
Le persone, prese singolarmente, invece le adoro.
Oddio non tutte, chiaro.
Ma il mondo che sta dentro le persone mi ha sempre affascinato.
Quel mondo però, si vede solo da vicino, estrapolato dalla massa.
Ci puoi vedere una quantità di sfumature da perdersi.
Non le apprezzerai tutte, certo.
E meno male mi vien da dire.
Detto questo sono arrivata alla conclusione che non abbiamo mai perso tempo.
La frase cult - che esce principalmente dalle labbra delle donne- ' quanto tempo ho PERSO con quel coglione/ cretino/ frocio/ senza palle' non vale più.
Conoscere una persona, seppur di merda, ne convengo, è sempre tempo guadagnato.
Ben speso.
Arricchisce, in un modo o in un altro.
Sono spazi condivisi.
Tratte di un viaggio fatte insieme.
Te le ricorderai anche se non vorrai, anzi più tempo passerà, più il ricordo sarà lucido.
Spesso più piacevole.
Non ci rammarichiamo più del tempo perso.
Non era perso.
E quello che dai, si sa, è tuo per sempre.
Fate solo in modo che nessuno vi tolga qualcosa.
Che sia la gioia, la sicurezza, il sorriso o una di queste retoriche banalità che però ci riempiono la vita.
Non preoccupatevi del tempo.
Quello nessuno ve lo toglie.
Se non voi, pensando di averlo perso.
E' sempre un guadagno.
Poi ovvio spesso,il coglione che si è alzato dal posto di fianco al vostro e adesso magari è nel lurido cesso del treno a spaventarsi della sua immagine riflessa, ci avrà guadagnato di più.
Il suo tempo con voi, visto come siete, è stato ancora più ricco.
Perché probabilmente siete meglio.
In questo caso riflettete su quanto avete innalzato il vostro Karma con la vostra involontaria beneficenza.
E la prossima volta non parlate con gli incontinenti, prima o poi andranno in bagno e non sapranno uscire.
Va bene che il tempo non è sprecato, però la meritate anche voi quella ricchezza in più.
E se siete in bagno voi, uscite và.
Che è ora.


- ' Mi stai augurando tutto il male del mondo?'
- ' Guarda, se sei come sembri, non saprei cosa augurati di peggio.'
    A.

mercoledì 7 maggio 2014

Rileggo

Pausa pranzo.
Controllo il Blog.
Rileggo un post, per sbaglio.
Post - it .
Dovevano essere tatuaggi.
Chissà se userò l'oblio anche con te.
Succede.
Ed è successo.
Cancellato.
Sparito nel buco nero dei non  lo so.
Sparito perché nemmeno tu sai vederti.
E direi che io ne ho avute abbastanza di persone che non si riconoscono.
Prima ancora che potessi farlo io.
Solo che per una volta non vorrei vomitare al ricordo di persone con cui ho condiviso parte di vita.
Ma non posso cambiare io questa condizione.
Ieri ho ricevuto una lettera, di quelle vere, carta e penna nella cassetta delle lettere.
'Non è una dichiarazione d'amore' premessa.
Era una dichiarazione e basta.
Di vita, la sua, la mia.
Di chi è e di chi sono.
'Dopo anni ti ritrovo piena di vita, più di prima. Sempre incredibilmente forte, incredibilmente acuta. Sei l'antitesi della superficialità. della banalità , della stupidità. E tutta quella vita non è che te la tieni solo per te, la trasmetti.
Non ne sono nate molte come te. Forse nessuna.'
Bisognerebbe vivere le relazioni come l'amicizia.
Profondamente, senza riserve, senza paure, senza idiozie.
Smetterla di etichettare.
Quella che hai davanti è una persona prima di tutto.
Non una fidanzata, non una futura ex.
Una persona, punto.
Che resterà nel tempo anche quando non ci sarà più un appellativo da darle.
Un possessivo davanti al nome.
E che qualsiasi cosa hai vissuto e vivrai, in qualche modo, è stato bello.
Anche quello che ha fatto cacare.
Anche quando avrei voluto spaccarti la faccia sul muro imbiancato di fresco.
Anche quando penserò che non so chi eri e chi sei.
Chissenefotte.
Io so chi sei.
Sei Tu.
Con tutto il pacchetto intorno.
Sei tu, chiunque tu sia.
E so anche chi sono io.
E lo sai anche tu.
E questo con le etichette c'entra poco.


- ' E cosa fa nella vita?'
- ' Schifo.'
A.

venerdì 2 maggio 2014

Dare i numeri

4 le ore in cui ho dormito sta notte.
7 l'ora in cui ho pensato che svegliarsi fosse una delle 5 ingiustizie peggiori della vita.
2 i mesi che sono passati dalla prima volta in cui ho detto sono a casa mia.
23 gli anni di un'amicizia che vale oro. Forse di più.
80 gli anni che a volte mi sento addosso.
3 il numero di volte in cui ci ho creduto, davvero. Forte, fortissimo. Pari al numero di volte  che mi è venuto da vomitare quando ho capito quanto fa male vedere la pochezza di una persona che credevi piena. E quanto disgustoso è l'eco che fanno le sue parole vuote che non ha saputo dire, che forse non sa nemmeno se sono sue.
100 quando per cento intendi il tutto, è il legame con le mie persone.
1000 con un 'A' davanti è il modo in cui vivo, tutto. Perché tutto ha un senso, tutto sveglia, tutto vibra, tutto è se tu sei, se lo sai vedere, se lo sai sentire.
16 gli anni che dimostro e non ho nemmeno lontanamente.
2 gli anni delle tue meningi e delle diottrie che ti restano, evidentemente.
29 gli anni che ho vissuto, che ho corso, che ho camminato, a volte saltando, scalando, a volte passeggiando senza fretta, godendo della vista. Fino a qui.
31 le mete che ho scritto su un foglio bianco, dove voglio andare, dove voglio tornare.
5 i secondi che ci metto a cambiare idea.
15 i minuti standard di ritardo, in cui mi perdo.
6 gli anni che avevo quando ho cominciato a voler essere adulta, indipendente, padrona di me stessa.
14 gli anni che avevo quando ho capito che non era facile essere indipendente e che ero già adulta e nemmeno lo sapevo, e forse non era così fico.
8 gli anni di differenza tra me e quella persona che comunque vada, comunque andrà, sempre c'è e ci sarà. Quella persona che: 'Per fortuna ho mia sorella.'
30 i Kg che ho pesato quando tutto il resto pesava troppo, e più pesava e meno pesavo io.
7 gli anni che ci ho messo per capire cosa stavo facendo senza saperlo, in quel corpo che non era più il mio e gli anni che ci ho messo per imparare a parlarne, semplicemente, come adesso.
21 gli anni in cui ho fatto la prima vacanza con le amiche, tenda e macchina. Senza meta. Senza paura. Leggere. (e potrei aggiungere un 5 ma non si può completare la frase..)
60 o quelli che saranno gli anni che voglio vivere ancora, così e meglio, con tutti i battiti e i brividi, imparando a vedere tutto a vedere meglio con quel senso che non è la vista e non so che nome ha.
1 come la certezza che tanto arriveranno TUTTE le risposte, che tutti i cerchi hanno il loro senso, disegnano la forma, spiegano il male, accendono la luce, quando meno te lo aspetti.
Troppe le volte in cui ho perso il punto di me per colpa di momenti che valgono esattamente la dimensione di un puntino.
Ancora poche le cose che ho fatto, ho vissuto, vivrò, farò, riderò.
Trallalà.


-' Senti mi dai una mano?'
- 'Sì. In faccia va bene?'
   M & G

martedì 29 aprile 2014

Giuro.

Ho sempre ascoltato molto.
Pensato molto.
Detto molto.
Di me, anche.
Ma il mio massimo lo do parlando di quelli che mi raccontano.
Che si raccontano.
Parlo di quello che non dicono e io vedo.
A volte giuro non vorrei vederlo.
A volte di certo posso anche sbagliarmi.
Ma è raro.
E anche questo, giuro, vorrei non fosse così.
Minimizzo i problemi che mi espongono come spaventosi.
No, minimizzo non è il termine adatto...
Li rimpicciolisco.
Ecco.
Sono brava a togliere pesi, tanto quanto so metterli.
Su di me anche.
Su di me soprattutto.
Ma stiamo smettendo.
Giuro.
Ieri, dopo anni, ho incontrato una persona meravigliosa.
Che c'è nonostante il tempo e l'assenza fisica.
E ho scoperto che per lei è lo stesso.
'' Sai cosa? io vorrei circondarmi di persone come te. E' che ce ne sono davvero poco di persone come te. Anzi come te io conosco solo te.''
'' E come sono io?''
'' Tu sei... sei... VIVA. Piena di vita. E lasci l'impronta ovunque vai.''
Ecco.
Io una descrizione che mi faccia più felice forse non l'ho mai sentita.
Giuro.

-' La verità è che dovrebbero salariarmi solo perché penso.'
 G.



mercoledì 23 aprile 2014

C'é.

Non si vede,ma c'é.
É lì.
Come una parte del corpo qualunque.
Come i pensieri che fanno rumore anche quando non vuoi.
Come la mancanza di chi diceva di esserci e non c'é.
Come la paura,l'ansia e quel buco che ogni tanto fa male.
Come quel sorriso che ti viene nel momento meno opportuno.
Perché ti ricordi che sei fortunata.
Che hai persone intorno che ti abbracciano ogni secondo senza nemmeno bisogno di toccarti.
Che tu e loro siete di tutt'altra categoria.
Che hai una forza che non si spiega.
Che,chissà come,sei dentro le persone.
Che non c'é momento perso.
Che più fuori é buio e più tu sai accendere tutte le luci.
E che non passa un giorno senza una risata.
Non uno.
Nemmeno il peggiore.
E il sorriso chiama un altro sorriso.
E poi un altro.
Perché ti ricordi che, morissi anche domani, avresti il sorriso di chi ha vissuto per due. O anche qualcosa di più.
E poi? Sorridi.

- ' I principi scelgono Cenerentola, i ciechi Genoveffa.'
S.

sabato 19 aprile 2014

Parlare, voce del verbo.

Parlare:  Def. - Articolare suoni, manifestare con la voce la facoltà del linguaggio.
Sì.
Non esiste un modo solo, però.
Ce ne sono mille.
E tra le mille conversazioni a vanvera esitono loro.
Quelle perfette.
Che sembrano già tessute da qualcuno prima,tanto sono perfette.
Quelle che ti smuovono i sensi.
L'anima.
Quel punto, tra pancia e cuore.
Quelle che vengono naturali.
Che parlano lievi.
Anche senza parole.
Che ti guardano dentro.
Fin dove nemmeno tu riesci a vedere.
Che sembrano foto fatte da dentro.
Conversazioni che fanno venire i brividi più di una mano sulla pelle.
Conversazioni che ti svestono delicatamente.
Che ti lasciano senza fiato, per quei secondi che sembrano eterni.
Conversazioni che ricorderai.
Domani ancora meglio di quanto le ricordi ora.
Che restano.
Che lasciano il calco.
Conversazioni più intime del migliore dei baci.
Perchè non c'è niente di più erotico di due teste.
Circondatevi di questo.
Di discorsi.
Rari tanto quanto preziosi.
Di persone che vi guardano dentro.
Di persone che vi vedono dentro.
Di persone piene.
E' lì tutto l'eterno che conta. 
C'è un sacco di tempo per il vuoto.
E io non ne ho da perdere. 


- ' Sai cos'è il bello?'
- ' No.'
- ' Ecco, neanche io.'

 




domenica 13 aprile 2014

Donne a pezzi

Ci sono donne.
E donne.
Donne fatte da una sola immagine.
Una foto.
Bella, brutta.
Quello va a gusti.
O a diottrie.
E poi ci sono le donne a pezzi.
Un puzzle che di tasselli ne ha mille.
Forse anche qualcosa in più.
Non ci si capisce niente all'inizio.
A volte invece si pensa di aver già capito tutto.
Pezzi di giudizi allo specchio.
Pezzi di non si arriva  mai.
Pezzi di viaggi, non importa se fatti fisicamente oppure no.
Pezzi di colori che nemmeno loro conoscono, di cose che ancora non sanno di volere,che ancora non sanno di essere.
Pezzi di giornate troppo lunghe.
Pezzi di attimi troppo corti.
Pezzi di bilance con il numero sbagliato.
Pezzi di bocche che non sanno tacere, che non sanno fingere, che non sanno mangiare.
Che dicono, che raccontano, che si aprono, che baciano.
Pezzi di caratteri forti, più forti di quanto credono.
Pezzi di non ho bisogno di nessuno io.
Pezzi di bugie, dette a se stesse.
Pezzi di pelle con i brividi, di paura,di passione, di musica, di respiri profondi.
Pezzi di mani che stringono, che si studiano, che si consolano, che si raccolgono, che ti sostengono.
Pezzi di domande che hanno il sapore dei perchè, di come faccio.
Pezzi di cose fatte, che sembrava impossibile e invece.
Pezzi di verità assoluta.
Di gioia totale.
Di risate che fanno.
Che fanno fare.
Pezzi di discorsi lievi e di ruspe che buttano fuori anima, tanta che nemmeno sapevi di avere.
Pezzi di voglie, di esserci, di godersi tutta la semplicità che c'è. Quella che sa di amici, di vino rosso, di un prato al sole, di spiaggia deserta, di primavera.
Pezzi punto, a volte, quelli in cui si scompongono per guardarsi meglio.
A volte perchè devi, a volte perchè vuoi.
Donne a pezzi, e che pezzi.
Certo ci vuole passione, pazienza e impegno.
Ma il quadro sarà stupendo.
Più di quanto credi.
Più di quanto credono, soprattutto.


 - ' Brindiamo ad altro. A tutt'altro.'
     V.      





Ph. Sebastiano Rossi















lunedì 7 aprile 2014

Attendere prego. Non credo.

L'attesa é la peggiore delle torture.
Una condizione logorante.
Deleteria.
Senza senso.
Senza utilità.
L'attesa serve solo raramente e per essere positiva deve essere necessariamente breve.
Per me l'attesa é finita.
L'eterno stand-by é terminato.
Perché così ho deciso.
E non c'é altro che serva per smettere di stare nel limbo.
Tu scegli.
Tu decidi.
Tu l'hai accettata.
Tu smetti.
Semplicemente.
Il mio percorso di tacita attesa degli eventi é terminata.
I cari eventi dovranno stare al mio passo.
Aspettare.
No,grazie.
Io vivo.
- ' Guarda,eri più simpatico quando non c'eri.'
F.

mercoledì 26 marzo 2014

Tutti i minuti del mio futuro

Un' ora d'anticipo.
Un libro che mi ha chiamata.
Cielo sereno.
Magone, sorriso, magone.
Sorriso.
Io.
Persone.
Le mie.
Io.
Persone.
Invisibili.
Sentire.
Senza orecchie, senza mani.
Solo con la pelle.
Io.
Che penso a me.
Io che inizio a vedermi.
Tutto il pacchetto.
Vedo tutto.
Minuti.
Da non perdere.
Basta un minuto.
A volte un secondo.

- '  E che differenza c'é tra lui e uno normale?'
- ' La stessa che c'é tra me e... tra me e una figa. Quella.'
F.

domenica 23 marzo 2014

Onestamente

Ho sempre garantito totale onestà e la pretendevo.
In tutti i rapporti con l'altro.
Oggi mi rendo conto che la prima a non essere mai stata onesta sono io.
Soprattutto con me.
Non ho mai detto chiaramente quando mi vergognavo di alcuni atteggiamenti, quando non ero più felice, quando tutto mi irritava,quando era troppo poco il tempo,quando non volevo domani ma oggi,qui ed ora.
E non ho nemmeno mai detto che mi piaceva sapere in esclusiva i piccoli riti quotidiani di qualcuno, che di notte allungavo una mano per sentire il suo braccio, che quei pochi momenti sono stati emozioni che valgono anni,che anche se solo per 5 secondi, ho pensato di essere nelle braccia giuste,le ultime.
Non parlo di un uomo in particolare e forse,intanto, parlo di tutti.
Parlo di sicuro di me.
E di come mi nascondevo per paura di amare troppo o troppo poco.
E di quanta energia ho dato a terzi, prima di darla a me.
Senza chiedermi davvero se volevo quello che vivevo.
Senza fermarmi a guardarmi.
Un altro strappo,ma con gli abiti a brandelli si vede meglio la pelle.
Oggi scopro onestamente me.
Cosa mi piace, cosa sento, cosa posso fare io per me,solo per me perché mi va. Punto.
Domani,vorrei ci fossi tu.
Ma oggi,oggi io.

- ' E se ti bacerei?'
   A.

giovedì 13 marzo 2014

Guerriere

Ci piaceva.
Ci piaceva immaginarci donne emancipate.
Forti.
Che non devono chiedere mai.
Perché se chiedi non sei abbastanza forte.
Se chiedi non funziona.
Donne con le palle.
Così ci siamo immaginate.
E lo siamo diventate.
Donne che bastano a se stesse.
Che sanno fare tutto.
Che non hanno tecnicamente bisogno di nessuno.
Che sanno ridere anche quando non c'é niente da ridere.
Che sanno cosa vogliono e meglio ancora cosa non vogliono.
Che sanno prendersi cura di tutti.
Quelle di cui si curano meno sono loro stesse.
Donne che conquistano tutto lottando.
Che danno valore alle cose.
Che sanno cosa significa essere per terra e doversi alzare da sole.
Donne che piangono per un film idiota o una canzone e dentro quel pianto ci infilano tutte le lacrime che non si sono concesse quando dovevano.
Donne guerriere.
E non capisco come sia potuto succedere visto che siamo cresciute con principesse conquistate e che vanno in letargo aspettando l'amore della vita.
Dietro queste donne c'é davvero una principessa in cima alla torre.
Sanno benissimo calarsi dalla finestra da sole. Troverebbero il modo di scassinare la porta e scendere comodamente dalle scale.
Però ogni tanto,anche se sappiamo farlo anche da sole, ci piacerebbe essere salvate.
Non perché devi, perché vuoi.

-' Siamo veramente delle stronze. E non lo dico con biasimo, ma con compiacimento.'
 G.

 Sacchi di Cinismo


lunedì 10 marzo 2014

Lo sapevi? Io no

Sapevate che sdraiate sul pavimento, mentre manca l'aria, si sente quasi una sensazione di sollievo.
Forse solo perché si sente che si é finalmente arrivati,che più in basso non si può andare.
Sapevate che a volte si sente un dolore al cuore,un dolore fisico, palpabile, che toglie il fiato, ma fisico non é.
Sapevate che la vita riesce a stupirti riciclando e riproponendo ( nel senso più vicino al vomito del termine) cose già successe.
Sapevate che non si riesce a piangere mentre si fa la pipì, o per lo meno io non riesco.
Sapevate che in 10 minuti si può cambiare radicalmente idea. Idea punto. Su tutto. Su di te,sulla tua vita,sulle persone.
Sapevate che si può eliminare ancora e ancora e ancora,anche quando credevi che non ce l'avresti fatta più.
Sapevate che arriva un punto in cui si smette di sperare,desiderare e si inizia ad esigere.
Sapevate che si può fare. Si può fare tutto.
Sapevate che si possono sapere un sacco di cose, ma non servirà a un cazzo saperle.
Lo sapevate? Io no.

"Questo fa un Big Bang da un accendino. Non si fa."
F.

lunedì 3 marzo 2014

Nuovamente

Lavoro nuovo.
Casa nuova.
Città nuova,seppur conosciuta.
Niente che non abbia già fatto almeno una volta nella vita.
Vero che questa volta la casa sarà mia.
Solo mia.
Insomma tutto nuovo, ma potenzialmente gestibile.
Peccato che in mezzo a tutte le novità, ho perso la capacità di fare le cose normali.
Banali.
Quelle di sempre.
Mi trucco 10 volte perché sbavo sempre qualcosa di irreparabile.
E non sono mai soddisfatta del risultato.
Non so darmi la piega ai capelli nemmeno con la piastra - ed era l'unico modo che conoscevo-.
Mi sembra di non saper più abbinare i vestiti.
Fatico a leggere,scrivere o concentrarmi su qualsiasi cosa.
E ho scritto troppe volte cosa in questo post.
Spolo da due case e non ne sento mia nemmeno una.
La prima sembra un bazar.
La seconda anche.
Questo per fare il punto del mio tilt.
Non ho altre considerazioni intelligenti da fare.
Anzi togliamo pure 'altre' .
- ' Avete più di un fidanzato in comune tu e lei..'
- '  Chi?! C? Bhe ma lì é come andare nei cessi della stazione, lo sai che ci passano tutti prima o poi. '
G&B

domenica 16 febbraio 2014

Usa il segreto

Ecco.
Ho passato talmente tante fasi di vita da disperata con sfighe multiple, che un giorno me lo hanno recapitato a casa quel libro.
Il Segreto.
Che poi altro non è che la 200esima versione, scritta dall'esaltato punto di vista americano, dei principi della legge d'attrazione.
E io ci credo anche alla legge d'attrazione.
Oddio, ci credo a fasi alterne.
Tipo adesso no.
Perchè io mi ci sono impegnata, eh.
Davvero.
Mi sono immaginata con un lavoro bellissimo, il portafoglio gonfio di soldi, una casetta a mia immagine e somiglianza  e splendida splendente nei più disparati luoghi della terra, in vacanza.
Risultati della mia meditazione:
ho un lavoro che mi piace e probabilmente avrò una casa mia ( per necessità e non per reale scelta), ma di portafoglio gonfio manco l'ombra, anzi mai stato così vuoto e quindi vengono meno casa ad immagine e somiglianza e vacanze ( e un sacco di altre cose).
Non so dove ho sbagliato.
Forse funziono ad intermittenza.
Effettivamente dovrei stare attenta.
L'ultima volta avevo immaginato di avere una macchina nuova e una settimana dopo la mia è spirata in una via strettissima del comasco, alle 4 di notte, in salita.
Forse dovrei smetterla di pensare, del resto ho scarse facoltà di controllo anche sul mio corpo che sta praticando l'anarchia assoluta.
Mangio come una scrofa e dimagrisco - e no, non è cosa da invidiare, vi assicuro, non quando ti ballano i jeans, il culo scende e dovresti andare a comprare l'intimo alla zerododici.-
La dermatite appare e scompare, a sua discrezione, in parti del corpo sempre diverse.
I capelli a volte sono lì, morenti, altre sembra che abbiano subito un trattamento miracoloso, il tutto senza che io faccia nulla di diverso.
E vi risparmio una serie di particolari, che se potessi risparmierei anche a me.
Per non parlare della testa, che adesso è depressa, ora felice, depressa/felice, depressa/felice, depressa/depressa, felice/unpodepressa.
In sintesi il controllo, in questo preciso momento della mia vita, non è il mio forte.
Ho una settimana per trovare la casa giusta.
E no, non ci penso.
Altrimenti chissà che danni posso fare, così, senza che lo controlli.



Detti.
-' Eh sì, qui gatta cicoria.'
   A.















martedì 11 febbraio 2014

Io cambio

Sta mattina mentre ero in treno ho scritto un post.
Poi,non si sa come,sparito.
Tutto cancellato.
Potrei riscriverlo,ma non ho più voglia.
Intanto rifletto sul fatto che, l'episodio post autocancellato senza spiegazione, é ottima metafora della mia vita dell' ultimo periodo.
Tu programmi una cosa e ne succede tutta un' altra.
Così dal nulla.
Soluzione, non programmare una mazza.
Tanto non funziona,di solito.
Almeno non per me.
Potrei dire che tutto sommato questo é quel pizzico di ignoto che ti rende vivo.
Quelle sorprese che la vita ti fa per stupirti.
Potrei dirlo.
Potrei dire anche che,a volte/ non sempre/però spesso/ comunque dipende, ti soprende come un treno in arrivo mentre attraversi il binario.
Ok, inizio già a snocciolare metafore da pendolare e lo sono solo da due settimane.
Ho esagerato?
Similitudine troppo macabra?
Ok.. ok ... a volte ha l'effetto di una merda pestata mentre vai a fare un colloquio di lavoro.
Riassumendo, spesso bisogna cambiare per forza, trasformarsi,giocare con le carte che si ha.
Poi se perdi puoi sempre incazzarti e ricominciare a giocare.
Anche perché, anche solo per la legge dei grandi numeri,prima o poi vincerai.
Eccheccazzo.
Comunque oggi son felice.
So stupirmi anche da sola,in fin dei conti.

N.B. sto scrivendo dal mio smart phone,che di smart ha solo l'avviso perpetuo che mi dice che ha la memoria piena,che non ce la fa,che già é tanto che riesca a tenere i numeri di telefono. Insomma ne risentirà forma,layout e grammatica. Vogliatemi bene lo stesso. O se preferite,compatitemi.


" Meglio essere una perla in fondo al mare, che un pirla in superficie."
G.


lunedì 3 febbraio 2014

Ore di sonno senza sonno

Ho letto che la tipica espressione benaugurale ' in bocca al lupo ' deriva dal fatto che le mamme lupo mettono in bocca i loro piccoli per portarli da un posto all'altro, per proteggerli, per evitare qualsiasi preoccupazione.
Quindi rispondere 'crepi ' è a dir poco fuori luogo.
Se è vero.
Ma ci sono versioni contrastanti.
A me piace questa, però.
E' la mia versione.
Tutto questo per  dire che domani inizio a lavorare.
Cioè, lavoro vero, in posto vero, con orari veri non da tossica come sono stata abituata fino ad ora (da tossica piacevolmente consenziente, sia chiaro).
Ma i tempi son cambiati e io di più.
Quindi ecco le radici di cui parlavo, poi se saranno in questo terreno o dove non so.
Ma è un inizio.
Sconvolgimenti per me.
Non esattamente nella modalità in cui li avrei voluti*, ma vabbè.
*(ricordarsi che mentre si desidera qualcosa non bisogna lasciare nessun dettaglio al caso, se no è un casino)
Bene, quindi ora dovrei fare quelle cose assennate tipo:
- decidere cosa mettere per ottimizzare i tempi
- organizzare biglietti dei molteplici mezzi che dovrò cambiare nella bolgia di Pendolariland di cui divento cittadina dubbiosa
- Dormire (ma non ho sonno)
Cose così, per dire.
Ma io non so fare queste cose intelligentemente logiche.
Ansioliticamente utili.
Mortalmente sane.
La vita cambia.
Il treno è partito.
Dove va non si sa.
Però so chi c'è.
E una sono io.
Dopotutto, domani è un altro giorno.
Lo diceva anche quella squinternata di Rossella.
Che, come si evince dal titolo del film, è proprio il modello di stabilità adatto per prendere ispirazione.
Brava Gloria.


- ' Perchè non partiamo io e te e andiamo a vivere insieme in un posto nel mondo.'
- ' L'idea di vivere con te è allettante come quella di buttarsi dal 5° piano.'
    E&G


Sagaci riferimenti







giovedì 30 gennaio 2014

Niente da dire

Eh niente.
Cosa posso dire?
L'attesa mi logora.
Il moulinex prosegue.
Faccio dei sogni che nemmeno Dario Argento.
Fa un freddo porco e la mia primaverilità ne risente.
Ho una tolleranza zero verso le cose che si dicono, ma non si pensano.
Insomma sto scrivendo in virtù del tutto terapeutica, senza aver qualcosa da dire davvero.
Vorrei gridare fortissimo ed incazzarmi maledicendo il pianeta e più di lui i suoi abitanti.
Coniare nuovi insulti anche per l'universo così magari si dà una svegliata.
Allo stesso tempo non voglio perchè rabbia chiama rabbia e questo l'ho testato personalmente.
Quindi niente, sto qui, scrivo cose a caso cercando di capire cosa vuol dire sognare mani scolpite nel legno, musicisti in concerto dentro un edicola sulla strada, 30 braccialetti arancioni da legarsi sul braccio, macchine che tamponano altre macchine parcheggiate dal valore stimato di 12mila euro e sottopassaggi senza uscita dove rimanere incastrata.
Capire cosa succederà nella mia vita più prossima, quello ci rinuncio.
Se c'è un abile lettore di sogni tra voi alzi la manina.
E se c'è un veggente per il futuro anche, che io su di me non so esercitare questa virtù.
Grazie.

- ' Mi faresti tenerezza, se non mi facessi già pena.'
    G.



lunedì 27 gennaio 2014

Stati di apparente normalità

Giorni di cambiamenti.
Non si sa se c'è un segno + o un segno - davanti ai suddetti.
Cambiamenti e menate.
Sono sul treno e non so la destinazione.
Ne la prossima fermata.
Non so se ho il biglietto o se sono clandestina.
Ma prima o poi parte e da qualche parte andrà.
Se non deraglia.
Che anche fosse, è un posto anche quello.
Sembra facile, ma non lo è.
Sembra una vita normale ed è il contrario.
Sembra passata una vita e invece non è vero.
Sembra impossibile, ma forse non lo è.
Sembra che debba esserci un trasferimento, ma chi puo' dirlo.
Sembra intelligente, ma forse è una cazzata.
Sembra un' inculata, ma forse è un' occasione.
Sembrava vero sta notte, invece era un incubo.
Sembra inutile, ma puo' servire.
Sembra che il post sia finito ed è vero.

Spegnete il moulinex che ho nel cranio.


- ' Sembravi simpatica . . .'
- ' Tu nemmeno quello. '
    G&A







giovedì 23 gennaio 2014

Sproloqui fuori stagione

E' primavera.
Sì.
Secondo la mia visione dell'anno è praticamente arrivata.
Anche se la visione dalla finestra non mi da proprio ragione.
Comunque il mio anno è così strutturato, dunque:
A settembre inizia l'autunno che si sa è mite e colorato ( giusto?) che finisce a fine ottobre.
A novembre inizia l'inverno, perchè fa schifo, è grigio, è tristezza pura, quindi non puo' essere autunno è sicuramente inverno.
Da quel momento la sola meta è Natale e Capodanno, di cui non frega nulla a nessuno perchè è trendyssimo essere scoglionati dal tutto, ma dove ci siamo tutti fino al collo volenti o nolenti.
Faremo regali, auguri, mangeremo fino allo sfinimento, guarderemo le lucine, stapperemo spumante e presteremo l'accendino per accendere le stelline perchè '' io non lo faccio se no, mi spavento, la faccio cadere sulla moquette, faccio il rogo di capodanno e ciao anno nuovo.''
Dopo di che è Gennaio senza accorgersene, le giornate son più lunghe e sta finendo l'inverno, perchè a Marzo inizia la primavera, lo so perchè la maestra a marzo mi faceva fare già i fiori quando studiavamo i mesi.
Ok, in mezzo c'è Febbraio, ma suvvia dura venti minuti , io non lo considero..
E anche se a fine Marzo l'anno scorso nevicava, non fa nulla.
E' primavera.
Grigliate, sole tiepido, le prime braccia scoperte, occhiali da sole, felicità.
Sta arrivando quindi, come forse la mia svolta, la mia vita nuova.
Forse inizierò a capire dove andare e magari, se la smetto di vivere nella paranoia della palude del post precedente e di rompere le palle al prossimo mio come a me stessa, anche con chi.


- ' Oh ***, come sei selvaggio vestito di lino..'
- ' Ti piaccio? Quindi limoniamo? '
    B&V







lunedì 20 gennaio 2014

Fuga di cervelli, tipo il mio.

In questi giorni ho avuto il blocco dello scrittore.
Anche adesso in realtà.
Poi però ho trovato la cura e sono guarita.
Non posso avere nessun blocco dello scrittore, non essendo io uno scrittore.
Quindi scrivo.
Sono successe diverse cose in quest'ultima settimana.
Niente di troppo concreto, ma c'è del movimento e dopo quasi un anno di scarpe di cemento, direi che ci piace.
Poi cosa ho fatto?
Ah sì, mi sono fatta delle paranoie senza fondamento, perchè non so tenere a bada . . .  niente.
Non so tenere a bada niente.
E' come nella storia infinita, quando c'è la palude della tristezza, puoi così chiamare Atreiu, niente da fare, non c'è un motivo, sei lì, se ti deprimi vai sotto e ciao.
E ci vai sotto.
Perchè un dubbio ne porta altri e poi altri e ancora altri.
A noi ci piace così.
Anzi non ci piace, ma a volte è inevitabile.
E' una categoria di donne precisa.
Sono quelle abituate a badare a loro stesse, a scegliersi la strada, guidare sole, mantenersi, consolarsi, analizzarsi, cadere e  rialzarsi.
Da sole.
E non perchè non ci sia qualcuno vicino a loro.
Ma perchè sanno che quel qualcuno è di passaggio, che puo' limitare le loro forze, farle abituare ad avere quattro mani invece di due.
Ma per quanto?
Sono state abituate un po' per necessità e un po' per virtù ad avere gonadi al maschile più grandi del previsto.
Sono abituate a saper fare tutto da sole.
E quando capita di condividere,soprattutto se è un bellissimo condividere, capita che ti assalga la palude della tristezza, che Artax non riesca ad uscire e sprofondi, che tu dica ''cazzo sicuramente non sarà come sembra/ mi farà schifo domani / dopodomani ci odieremo/ forse ho sbagliato tutto / vaffanculo'' e  che ti ci voglia un attimo - o un'amica o entrambi- per ricordarti che le cose da sola le saprai fare sempre, che ci si puo' rilassare, che si puo' smettere di pensare almeno per  un secondo e viversela, in silenzio mentale.
Tanto poi Artax resuscita.
Sono donne che pensano, troppo.
E poi c'è sempre chi equlibria, tipo le donne sedia o le donne sedia scomoda.
Ma questo ve lo racconto nel prossimo post.
Adesso vado, che non vorrei che il mio cervello si allontanasse troppo.
Mercoledì ho un colloquio e potrebbe servirmi.


 - '' Il lavoro consiste nel pulire le stalle, strigliare i cavalli.. 
     che poi non ho capito perchè devo sgridare il cavallo se non ha fatto niente..''
     L.
   (Voce del verbo fuga di cervello)








lunedì 13 gennaio 2014

Ode senza metrica del sensibile maschio

La sensibilità femminile è cosa superata.
I veri sensibili, qui, sono gli uomini.
Quindi è nostro dovere di fanciulle fare attenzione alle nostre mosse.
Esempi esplicativi.
Svolgimento:

Se la donna declina gentilmente una richiesta di uscita perchè per nulla interessata all'avvenimento in questione,  l'uomo crederà che la suddetta sia una figa di legno perchè se non vuole uscire con lui nemmeno una volta è perchè non vuole uscire con nessuno nella vita. Il suo Ego vacillerà e l'uomo si sentirà molto offeso.
Questo perchè l'uomo è molto sensibile.

Se la donna declina una richiesta di uscita in modo schietto e senza troppi mezzi termini, l'uomo penserà che colei sia una stronza senza riserve e che si crede figa senza giusta ragione perchè non lo è (anche se fino a 5 minuti prima voleva uscirci, ma non importa, sì sa, la vita è mutevole). L'uomo imprecherà e dirà ai suoi amici che è una cessa, magari anche un po' zoccola.
Questo perchè l'uomo è molto sensibile.

Se la donna, ingenuamente, accetterà un potenziale invito, così, per conoscersi, ma  non ne farà seguire altri perchè conscia che il suo interesse non valicherà MAI la soglia della potenziale amicizia, l'uomo penserà che lei sia una lasciva maledetta, una torbida e poco chiara mangiatrice di uomini. L'uomo sottolineerà con veemenza le sue ragioni alla malcapitata, additandola come un'irrispettosa profumiera (ossia colei che la fa annusare, ma mai te la darà).
Questo perchè l'uomo è molto sensibile.

Se la donna accetta l'invito, apprezza il soggetto e decide di non aspettare concedendosi senza riserve, padrona del suo corpo e della sua mente quale è, l'uomo non avrà nulla da dire e non sarà minimamente turbato.
Anzi.
Ma attenzione, se l'uomo decidesse di scomparire come solo Copperfield saprebbe fare dopo il rendez- vous amoroso e la donna si permettesse di avanzare delle rimostranze in merito, l'uomo si negherà  e solo dopo ripetuti richiami potrà perdere 8 secondi del suo tempo per scrivervi due righe in whatsapp nelle quali vi spiegherà l'ovvio, ossia che siete adulti, è stato sesso, non aveva promesso niente, ciao.
E questo non perchè è uno stronzo infinito, senza nessun rispetto verso terzi a meno che terzi non si riferisca alla sua plurima personalità, ma perchè si sentirà intrappolato da voi che di certo vorrete amarlo, sposarlo e stirargli le camicie. Questo perchè l'uomo è molto sensibile.

Se la donna accetta l'invito ripetutamente, tanto da instaurare senza nemmeno accorgersi, una relazione continuativa e per sbaglio avesse, nel corso del tempo, delle cose da dire su: come si sente, come sta, cosa vorrebbe, o peggio, cosa non va , l'uomo si sentirà irrimediabilmente oppresso, sentirà mancargli l'ossigeno e sfogherà le sue frustrazioni indotte con gli unici esseri viventi che davvero lo capiscono, tipo gli amici del calcetto, rugby, palestra, tennis, bar, video poker, briscola o quello che sia. Dirà che voi siete delle spaccapalle senza riserve, che volete litigare per diletto e che il vostro scopo è trapanargli i timpani per il solo gusto di vedergli sanguinare le orecchie.
E questo non perchè è uno egocentrico zotico.
Ma perchè l'uomo è molto sensibile.

Ora dovrei specificare che seguiranno post anche sulle psicopatie femminili, altrimenti l'uomo potrebbe pensare che sono una stronza, acida, frustrata che  non vede un pene dal '92, ma questo non perchè l'uomo non ha senso dell'umorismo, ma perchè l'uomo, si sa, è molto sensibile.



- ' La nostra relazione ha un problema.'
- ' Sì, tu. '
   G.














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