lunedì 15 settembre 2014

Normalmente amore

Lo scrivono i poeti.
Da sempre.
Ci abbiamo creduto tutti.
Per molto.
E c'è chi ci crede ancora.
E ci ho creduto io.
Che l' amore, se lo è davvero, deve essere un tormento.
Un' altalena tra paradiso ed inferno.
Un continuo godere e disperarsi senza tregua reale.
Che se è difficile e travagliato allora ha valore.
Gli scrittori si sono dissanguati d'inchiostro, imbrattando fogli su fogli.
Noi abbiamo riverniciato soffitti a furia di guardarli.
Abbiamo buttato giù muri a furia di picchiarci i pensieri.
Perché?
Se soffro è amore.
Se sopporto è amore.
Se sono ancora qui, nonostante tutto, ha valore.
E sei lì che ti togli il fiato per correre più veloce.
E invece ti incateni.
Sprofondi nella vischiosa sensazione che è una guerra giusta.
Le vittime sono in conto.
Che poi non son tante, di solito è una.
Tu.
L'unico motore é dato dalle vertigini, che solo raramente raggiungi, quando l'altalena di cui sopra, più per caso che per merito, raggiunge il picco più alto.
Per poi ricadere più in basso.
E che coraggio.
Che tenacia.
Che amore sopportare tutto questo.
Ma è una cazzata grande.
Enorme.
Sicuramente infinitamente più grande di quell'amore.
Il vero coraggio non sta lì.
Sta nel guardarsi vivere tutti i giorni.
Nello scrutare l'altro.
Vederne i limiti, le fobie, le paure, le fissazioni.
Sta nel vederlo per quello che è.
Sul divano, dopo la doccia,la sera dopo il lavoro, la domenica mattina.
Senza troppi orpelli ed immaginazioni.
È sapere cosa dirà senza che diventi noia.
È sapersi a memoria e volersi studiare ancora.
È guardare l'amore ogni minuto da vicino, in ogni attimo.
Tanto nelle notti accese quanto nelle notti girati di schiena.
Il coraggio é lì, tra le bollette e il bucato.
Nell' essere cosciente che ognuno ha la sua indipendenza.
Che potete tutto da soli, ma scegliete di farlo insieme.
Che siete liberi di andare altrove, ma volete essere dove siete.
Anche se non vi mancano strade e porte aperte.
Nessuno è menomato o moralmente invalido.
Non vi mancano arti, ma al contrario, avete ali.
Che vi siete disegnati a vicenda, tifando uno per la vita dell'altro.
Il coraggio é lì, nel sapere che a furia di guardarvi vedrete più di quanto vedrà l'altro di sé,  che rischierete di assomigliarvi mentre lo negate, che sentirete con i sensi dell'altro.
E che se le felicità, per questo, saranno doppie, lo saranno anche i dolori.
Riuscire a scorgere la magia nello scorrere della vita di sempre.
Lì ci vuole coraggio.
Senza dover ricorrere necessariamente a scossoni indotti che ne comprovino la grandezza.
Senza dover inventarsi dolori e struggimenti per vedere che è vero.
Non buttate il vostro coraggio per un giro sulle montagne russe, che tolte le vertigini, dura poco e lascia solo la nausea.
Il grande amore sta altrove.
E non ha bisogno di gridare per farsi sentire.
E lì,in mezzo alla vita,a farsi compagnia con il grande coraggio.
Non per sempre, ma sempre.


Quando, quando, quanto

Quando avevo 6 anni, nonostante sembrassi timida e con un eccesso di educazione quasi da clinica psichiatrica,  covavo un bullismo ed un ego ai limiti della stessa clinica di cui sopra.
Solo in un altro reparto.
Per quanto avessi altamente selezionato i bambini/e degni della mia amicizia,  misuravo la stima di me stessa su quanto piacessi agli altri.
Possibilmente tutti.
Se litigavo con qualcuno non lo raccontavo mai a casa.
Dirlo a mia madre sarebbe stato come comunicarle che, no, sua figlia non piaceva a tutti, quindi non era la bambina speciale che credeva fosse.
E che tanto avrei voluto essere.
E credevo di essere.
A fasi alterne.
A 7 anni il registro cambio' decisamente.
La mia apparente docilità scomparve.
Iniziai ad essere chi ero senza troppi complimenti.
Dicevo la mia, se ne sentivo il bisogno.
Litigavo se mi facevano girare le palle.
Picchiavo i maschi se era necessario.
A volte anche se non lo era.
E facevo rimostranze alle maestre se ritenevo che fosse utile alla giustizia collettiva.
Cambiò di molto anche la domanda che girava nella mia testa.
Da 'piacero' a tutti?'si trasformò in 'ma a me loro piacciono?'
E se la risposta era no, cosa tutt'altro che rara,non me ne fregava più nulla di piacere a quei loro.
Passati gli anni tra sognare di essere una rock star, Shina la regina della giungla e una pittrice di successo,arrivai a capire chi ero.
Accettando anche quello che di me, non apprezzavo poi troppo.
Un po' come si fa con i veri amici.
O con gli amori.
Senza troppa ansia di modificarli.
Senza giudicarli.
Sapendo che la vita, da sola, saprà farti smussare gli spigoli.
A volte con un leggero sfregamento.
Altre con martellate deformanti.
Di quella bambina restano i sogni, più o meno concreti.
Lo scegliere sempre.
Il piangere ancora, ma solo se ne vale la pena, sperando di tramutare il macigno dentro in lacrime.
Spunto preso da alcune personalità leggermente divine,  che sottolineano quanto resta ancora del mio ego.
E soprattutto è rimasto che io da grande voglio fare me stessa.
Tutto ciò che lo snatura non fa per me.
Per il resto, la vita succede.
E direi che si vede.

'E stamattina la citazione non c'è'
Cit.

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