mercoledì 30 dicembre 2015

2015, abbi cura di te

Eh sì, sembra solo ieri il giorno in cui sei arrivato, entrando senza bussare, laconico, zoppicante e non mi sei piaciuto per niente, così, alla prima occhiata.
Ma io non giudico in modo affrettato, o meglio, sì, ma lascio spazio per i ripensamenti, i cambi di idea, la sorpresa.
Un anno fa ci auguravo questo ( A Proposito) oggi invece ti saluto già.
Sei stato una guida ombrosa, silente, spesso schiva.
Hai camminato sempre dieci passi avanti a me, senza rispondere mai ad una mia domanda.
Hai guardato da lontano come reagivo a quello che ti lasciavi alle spalle e mi facevi incontrare.
Non hai detto una parola davanti alle mie crisi di nervi, alle mie rese momentanee, alle mie bassezze.
Mi hai lanciato addosso i sassi della delusione, dell'abbandono e dell'umiliazione ed hai aspettato muto che, vedendomi sfregiata, capissi cosa davvero non voglio e non vorrò mai.
Hai osservato il mio arrancare quando il sentiero era in salita, il mio illudermi davanti alle accennate discese, mi aspettavi sì, ma mai mi hai teso una mano.
Ora so che lo facevi con benevolenza, come un bravo insegnate che ti permette di capire quanto lontano puoi andare con le tue sole forze.
Hai acuito la mia vista, facendomi vedere perfettamente chi sono, chi voglio essere e la meta che voglio raggiungere.
Hai lasciato il vuoto alle risposte per fare in modo che cambiassi le mie domande.
Abbiamo perso il fiato insieme davanti a panorami sconosciuti, dentro e fuori, ognuno al suo posto, fermi e zitti nei nostri pensieri.
Il tempo dei tuoi insegnamenti, per ora, è terminato.
Ci guardiamo negli occhi senza parlare, con una sorriso accennato sulle labbra e una carezza energica sulle spalle.
Tu sei arrivato, io ci sto lavorando.
Abbi cura di te come l'avrò io dei tuoi insegnamenti.




mercoledì 23 dicembre 2015

Casa

Casa è dire Io al citofono quando suoni, è quella porta in cima le scale dove sai che ti aspettano, è dire Ciao nell'ingresso vuoto sapendo che tutti ti sentono.
Casa è il nascondiglio sicuro, la stradina che sale sopra al paese, quella tra la roccia e il muro, dove nascondersi a cantare le prime canzoni che ci ricordano l'amore e le prime sigarette che non sappiamo fumare.
Casa è la abat-jour accesa e il piumone tirato indietro quando rientri tardi la sera nella tua stanza, quella che quando chiami 'mamma' lei arriva.
Casa è quella città piccola e che poco offre, quella di cui ti lamenti, dove cammini sola anche la notte, quella dove il lago ti chiama dall'arco della piazza per farsi guardare.
Casa è ballare con sguardi complici, regalandoci tutta la stupidità che ci è stata concessa, rendersi ridicole ed esserlo, senza giudizio, senza trovare differenze mentre tutto cambia.
Casa è sentirsi sedute allo stesso tavolino mentre siamo in due città diverse.
Casa è accelerare il passo, salire le scale due a due per far prima, chiudere la porta a doppia mandata e sapere che sei arrivata.
Casa è quello che racconterai tra trentanni in continuazione, annoiando i presenti e commuovendo chi ne ha fatto parte.
Casa è esattamente quello che l'amore deve essere.


lunedì 21 dicembre 2015

Natale, di nuovo

Essendo di nuovo Natale, anche se mi sembra impossibile dato il pochissimo tempo che è trascorso da quando stavo pensando lo stesso il Natale passato, mi ritrovo immersa nell'inutile necessità di scrivere una lettera di richieste a qualcuno in cui non credo sperando vengano comunque esaudite.
Che è poi quello che faccio un po' tutti i giorni della mia vita.
Non scrivere lettere, parlo del chiedere cose a persone in cui non credo.
Comunque.

Gradirei, quest'anno, una dose massiccia di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, una di quelle virtù che ti obbligano a mantenere la tenacia e gli impegni, senza sfruttare il non crederci come alibi al non proseguire, non farlo, non impegnarsi, smetterla.

Perdere in modo definitivo ed immediato l'uso a sproposito delle frasi ' lo faccio domani', 'dopo', 'un giorno'.

Ridurre ai minimi termini l'uso del condizionale e il suo ascolto involontario tradotto nello specifico in Vorrei, Farei, Andrei.

L'ispirazione totale, quella che ti sveglia di notte, che ti obbliga a sederti a scrivere velocemente, subito, adesso.

Il tempo, quello ben sfruttato, luminoso, ben speso, condiviso, utile e tramutato in bei ricordi anche quando è perso.

Un udito più acuto o una voce interiore più perentoria, vedi tu.

Segnali, indicazioni, suggerimenti, di quelli positivi che ti fanno capire che la strada è quella, funziona, ci sei.

Abolizione totale del Quasi.

L'impossibile.

Che se ci pensi chiedere l'impossibile a chi non credi è dimostrazione di grande coerenza.

Lo so, quando in te credevo fortemente le mie richieste erano meno pretenziose e si potevano trovare in qualunque supermercato nel reparto giocattoli, oggi nel mio non credere nelle tue possibilità forse ho un po' esagerato.
Del resto sono 25 anni che aspetto il Pisolone, vediamo se con le cose meno materiali te la cavi meglio.







martedì 15 dicembre 2015

Insonnia, deliri e mal di gola in breve

Ci sono notti che si passanno abbracciate all'insonnia.
Vicina, vicinissima, tanto che non sai più qual è il suo spazio e qual è il tuo, dimenticandoti che in realtà non c'è spazio che possa essere definito suo perchè il letto è tuo.
Ti si aggrappa addosso e non riconosci più molto bene dove inizia lei e finisci tu e il sonno non sa dove infilarsi.
È così in questa orgia di cose che non c'entrano, non sai più cosa hai sognato e cosa è vero.
Tipo:

Io che guido un camion che porta scatole di riso al ciccolato verso il Sud Italia, devio il mio percorso per salutare la mia amica abbruzzese, lascio il camion, il mio, in mezzo alla strada e penso che forse non sto facendo bene il mio lavoro.

Parlare per un' ora del fatto che non so mai in quali giorni ritirano il vetro in questa città che è la mia da due anni e scoprire che lo sto dicendo al cane e a lui non interessa nemmeno tanto.

Passeggiare per le vie del centro, un centro, non so quale, vedere un libro in vetrina pensare 'Ah! ma è il mio!' Essere invitate ad entrare in libreria, subire domande a raffica e scoprire di non aver nulla da dire che non sia già stato detto.

Pensare di dormire con te vicino che di notte sei particolarmente romantico anche se la mattina non te lo ricordi, ma io sì.

In tutto questo delirio, non so come, il mal di gola ha trovato il suo posto e credo gli piaccia perchè è ancora qui.


mercoledì 2 dicembre 2015

Tra le braccia (intervallo)

Il respiro cadenzato di lei che dorme scandisce il tempo che nella sua camera da letto sembra fermo, adesso.
La luce del lampione dalla finestra disegna i contorni della sua spalla fino al fianco.
E' una donna e lo è da molto tempo, da molto prima che l'età glielo permettesse, lo dicono gli occhi, le mani, lo dice tutto di lei, glielo si legge in faccia.
Eppure qui tra le mie braccia la sento scomparire, minuscola.
Le tiro la coperta fino al collo, piano e potrebbe avere poco più di sei anni.
La si può tenere tutta in abbraccio solo.
Ti trovi a stringerti addosso la sua infanzia, i capricci, l'adolescenza, la prima vacanza con le amiche, le lacrime, le paure, l'insicurezza, i sogni, le aspettative, i posti che ha visto, le parole che scrive, il respiro, il sesso, le ansie ingiustificate, i brutti voti, le soddisfazioni, l'affitto, la sua approvazione, l'amore, l'odio, i musi, i silenzi, i dubbi, le risate, la poesia, la bambina, la moglie, l'amante, la vecchiaia.
Un mondo.
Che a stringere un po' più forte sembra di poterlo distruggere quel mondo lì, distruggerlo o salvarlo.
Averne le sorti tra le mani ti fa sentire potente e nessuno.
Grande e nullo.
Appoggio la bocca sui suoi capelli come in un bacio non dato e sento di non sapere niente tranne che qui c'è tutto tranne che il niente.


domenica 29 novembre 2015

Lettera all'amore

Caro,
mi manca il tuo nome tra la prima parola e la virgola.
Ti conosco appena e vorrei dirti tutto quello che so e anche il resto.
Caro, esattamente come sei, racchiudi tutte le definizioni nel tuo essere amabile e prediletto, prezioso e costoso.
Perché costi caro alle volte e spesso fai credere che non si abbia abbastanza da dare per averti.
Mi è sembrato di incontrarti certe volte.
Mi sembravi proprio tu appoggiato al palo  fuori dall'ingresso della terza C alle medie.
Credevo di averti riconosciuto sulla scogliera turca mentre mi guardavi prima di baciarmi, mentre io pregavo che quel bacio mi piacesse più di quanto avessi immaginato.
Ero sicura fossi ormai nella mia vita per restare mentre salivo su aerei low cost e ti vedevo oltre le porte degli arrivi, con quel sorriso compiaciuto da attesa finita.
Invece non eri mai tu.
Ti somigliava tanto che ci avrei giurato, scommesso, puntato tutto quello che avevo e invece niente.
Non so dire se sei solo un maledetto affabulatore che si diverte a far giochi di prestigio per poi svelare il trucco appena uno ci crede davvero o se non ci sia nè trucco né inganno e tu sia soltanto un solitario fuggiasco che non vuole farsi catturare da chi lo cerca, per indole non per cattiveria, per paura senza vigliaccheria.
E so che non me lo dirai mai chi sei e dove, perché del resto ci conosciamo così poco pur assomigliandoci.
Pensavo mi avresti spiegato tutto di quello che non avevo capito, un giorno, quel giorno in cui per caso o per scelta ci fossimo incontrati, ma mi viene da credere che sei sempre stato fermo lì, ad aspettarmi, chiedendoti dove fossi finita e perché ci mettevo tanto, in bella vista in un posto che non avrei mai immaginato.
Lì a fare quello che vuoi in mezzo alle cose che non si possono spiegare.
 

mercoledì 18 novembre 2015

La paura

Non so bene cosa sto per dire.
Non so se ho parole, pensieri e lucidità sufficiente per tessere qualcosa di sensato, qualcosa che anche solo assomigli a quello che ho nella testa.
Ci è stato insegnato, fin da piccoli, a stare in guardia dal pericolo, fare attenzione, essere coscienziosi.
Vai piano, non correre, stai attenta, ti fai male, non toccare, brucia, è pericoloso.
Il timore serviva per salvarci la pelle, per evitare il rischio e le ginocchia sbucciate, le dita arrossate dalle bruciature dopo aver toccato la teglia della torta appena uscita dal forno,a ricordarci che così ci si fa male.
La paura ci serviva e mi sento di usare il tempo passato.
Quella stessa paura, oggi, quella che ho, che abbiamo, non so francamente come usarla, non so cosa farmene, non so dove mettermela.
Perchè non serve più a scongiurare la sciagura, quando il pericolo è al ristorante mentre ceni con quel ragazzo che ti piace dal liceo e aspettavi  da anni che ti invitasse fuori, è sulla metropolitana affollata in una mattina qualunque mentre vorresti essere ancora sotto il piumone, è al concerto con gli amici mentre in piedi, con la birra chiara tra le mani, canti fino a perdere la voce, è per strada mentre cammini nei vicoli illuminati a giorno dalla luce dei lampioni, è sulla porta di casa quando sei nato nel paese sbagliato.
E' poco aiuta quella paura costante, che ti fa guardare con sospetto il tuo vicino di posto in aereo, in treno, sull'autobus, quella paura che con frequenze differenti nel corso del tempo, ci cammina vicino, costante in tutto quello che facciamo, che ci sussurra all'orecchio che non c'è porta, nè muro, nè luce, nè trincea che potrà far sparire la possibilità che qualcosa accada.
La paura di oggi non serve, non aiuta, non salva.
Al contrario ti imprigiona, ti immobilizza, ti toglie il fiato, ti fa vedere il nemico negli occhi di chiunque e ti fa distinguere le persone in NOI e LORO.
E' l'alleata prima di chi l'ha generata e non voglio parlare di chi e perchè e come, perchè nemmeno questo potrà sbiadirla.
Il terrore puro sta proprio lì in mezzo ai nostri giorni, tra le nostre cose, è il mostro sotto al letto.
Domani, come al solito, andrò in aeroporto, farò la fila ai controlli e salirò su un aereo.
Andrò a cena al ristorante, al cinema, al bar e a teatro, se vorrò.
E lo farò con la paura come compagna, forse, ma non deciderà lei dove devo stare, dovrà seguirmi se vorrà esserci, seguirmi ovunque io e la libertà avremo scelto di andare.

Incubo, Johann Heinrich Füssli

domenica 8 novembre 2015

Accompagnami

Se sapessi pregare, lo farei adesso.
Se mille volte ho creduto che dovessi illuminarmi la via, indicarmela, guidarmi, oggi ti chiedo solo: accompagnami.
Accompagnami lì dove devo andare.
Dove devo inciampare.
Dove ancora non so, non posso saperlo, non devo.
Accompagnami, mentre mi perdo.
Mentre credo di sapere la destinazione, mentre cambio strada.
Fammi vedere sempre oltre quello che si può vedere, più a fondo di quello che si fa guardare.
E con il vento toglimi l'invidia e la gelosia di voler essere qualcuno che non sia io.
Accompagnami mentre grido la rabbia e mi do la colpa per aver sbagliato la via anche se fa parte del giusto percorso.
Accompagnami quando mi siedo pensando di non aver capito niente.
Quando mi fermo e credo di sapere tutto.
Accompagnami mentre corro incontro a quel che non conosco, che desidero, che lascio. Accompagnami soltanto e a volte allunga la mano per toccarmi, per ricordarmi che ci sei quando me ne dimentico.
E se puoi proteggimi, dalla smania di non voler fallire mai, dall'ansia di avere quello che credo di volere, dal dare per scontato.
E da me, quando non saprò farlo da sola.
La luce della luna disegna la mia ombra sulle onde d'orate della sabbia fine, sembra lontana mentre la guardo lì al mio fianco.
Mi ricorda che una parte di me è già dove credevo di non poter arrivare.


Cabo Verde, Isola di Sal

giovedì 15 ottobre 2015

Ci vuole un attimo

Succede che la mattina cantiamo avvolte nell'asciugamano le canzoni della nostra adolescenza, emulandola completamente con la spazzola a farci da microfono.
Parliamo dei nostri progetti insieme tra generazioni solo apparentemente distanti.
Ridiamo senza motivo mentre arriva la pioggia.
Facciamo progetti su un futuro che non conosciamo coscienti che potrà arrivare la variabile, l'imprevisto, la marea che stravolgerà i nostri piani e noi.
Balliamo da sole per casa, anche se tristi, soprattutto se tristi.
Ci asciughiamo le lacrime allo specchio, facciamo un respiro profondo e ci diciamo 'ok, adesso basta' e usciamo dalla stanza con un sorriso come se nulla fosse.
Ci infiliamo a letto la sera e al buio pensiamo a cosa abbiamo sbagliato.
Ci incontriamo con amiche che cercheranno di farci vedere la realtà se non la vediamo.
Beviamo tisane drenanti mentre fumiamo sigarette.
Parliamo tanto quanto sappiamo tacere tutto.
Sappiamo decidere e quando è così non si discute, l'udienza è tolta.
Ci imponiamo delle buone abitudini per poterle infrangere quando saremo in protesta con il mondo.
Sappiamo metterci in ridicolo per amore e rialzarci, trasformando la caduta in un ricordo di cui ridere quando il tempo lo permetterà.
Non ci ferma il fallimento, la pena, la paura, l'abbandono e nemmeno il peso del nostro essere forti oltre qualsiasi aspettativa.
La quantità di cose che sappiamo essere e che riusciamo ad essere anche quando non sapevamo di poterlo fare sono talemente tante che non so elencarle pur facendo parte della categoria.
Quindi vi capisco uomini.
Che qui a perdersi e innamorarsi di continuo dei mille mondi che siamo ci vuole un attimo.

Sacchi di Cinismo




giovedì 8 ottobre 2015

L'amore non esiste

Possiamo cercarlo ovunque, affannandoci, tachicardici, come a cercare qualcosa che si è perso, con l'ansia di ritrovarlo.
Possiamo plasmarlo da soli con i cocci delle nostro accontentarci e cercare di farne qualcosa che assomigli ai nostri sogni.
Possiamo raccontarcelo, fingendo con noi stessi che quello che stiamo vivendo lo sia anche se la forma non era quella che immaginavamo.
Possiamo fare quello che vogliamo.
Ma l'amore non esiste.
Esiste solo quel guardarsi da lontano, ancora sconosciuti e capire che qualcosa ti lega, ti avvicina, ti chiama.
Esitono i brividi e quel solletico di piuma allo stomaco che fa perdere un battito al cuore.
Esiste che ti attragga tutto quello che non credevi potesse mai piacerti.
Esiste il cambio di schemi, di logica,di umore, di sè, di fronte a qualcosa di tanto grande che nemmeno riesci a vederlo tutto insieme.
Esiste aver paura e voglia come a buttarsi con il paracadute.
Esiste quel guardarsi sempre e veder qualcosa di nuovo che forse non c'è.
Esiste sembrare ridicoli, anche a noi stessi e non interessarsene affatto.
Esiste sfidare la logica e il tempo.
Esiste vivere qualcosa che è talmente naturale da non sembrare possibile, un equilibro che sembra assurdo possa funzionare.
Esiste uscire dal binario, vedere lo straordinario come dei folli, ma in due pare di essere meno matti.
Esiste crederci.
Credere in qualcosa che non esiste.
Crederci tanto che diventa vero.
L'amore non esiste perchè un nome solo, un riquadro, una cornice, per una vastità così non può esistere.

L'amore non esiste.
Esistiamo io e te.
Cit.

Sacchi di Cinismo



domenica 4 ottobre 2015

Domenica

La domenica è fatta per svegliarsi presto. 
Scendere in centro vestiti a caso, con i capelli ancora arruffati, fare colazione parlando della gente e di noi che non assomigliamo a nessuno, risalire a piedi verso casa con le mani che cercano già la  pelle sotto i vestiti, salire le scale di corsa, fare l'amore sul tavolo della cucina con i vestiti alzati, prendersi tra le braccia e rifinire a letto, consumarsi tra le lenzuola, addormentarsi con le gambe ancora allacciate, svegliarsi e fare la doccia contemporaneamente, con le mani che ci accarezzano di schiuma, mangiare qualcosa che ci va se ci va, ricadere sul piumone, ascoltare la pioggia che bussa ai vetri, godere del fatto che non dobbiamo uscire, che non ci serve farlo, che non ci serve niente altro, spendere ore davanti a un film di cui non vedremo la fine, ridere senza un motivo specifico, fare discorsi astratti sulle cose che non sappiamo, cenare sul divano, leggere uno di fianco all'altro. 
Ricominciare da capo. 
Non che si sia fatto oggi, ma sarebbe da fare.

Sacchi di Cinismo


lunedì 21 settembre 2015

Fai quello che vuoi

L'indipendenza è come una splendida donna.
Avvenente e sicura di sè, ci ammalia e ci spaventa.
Cammina per casa con sicurezza, sinuosa e fiera, ma a volte cambia la sua figura e si trasforma nella vecchia e avvizzita megera che è la solitudine.
E così che in pochi attimi perdiamo le nostre certezze e crediamo che qualcosa sia meglio di niente.
Che qualcuno sia meglio di nessuno.
Noi donne, ora, di fronte alle nostre età medie, cadiamo spesso in questa tentazione misera.
Ma non funziona.
Non funziona perchè un uomo che ti ama poco o abbastanza, quasi, o ad intermittenza ti fa sentire come coperta da un lenzuolo leggero il 5 di dicembre.
Tremi e rabbrividisci nel tuo letto spoglio, ti tiri quel lenzuolino fino sopra la testa, ti ci nascondi sotto, rannicchiata, illudendoti che così potrà scaldarti, proteggerti dal freddo, bastarti.
Ma non serve, non è abbastanza.
E non lo sarà mai.
Non è così che cacceremo via lo spretto della solitudine.
Anzi, in questo modo la inviteremo a vivere con noi.
C'è solo un modo per obbligarla a traslocare.
Fare quello che vuoi.
Trova qualcuno che ti faccia ballare, che ti ascolti, che ti parli, che ti diverta, che ti tiri su il morale, che si prenda cura di te senza dirti di volerlo fare, che ti voglia portare fuori e lo faccia, che ti cerchi finchè non ti trova.
Qualcuno chi ti faccia sentire chi sei, qualcuno con cui dividere gli amici, gli insuccessi e le paure.
Qualcuno con cui spaventarti del futuro perchè lo avvicina a te più velocemente di quanto credessi possibile.
Qualcuno con cui fare l'amore e non farlo, sapendo che quel tempo avrà lo stesso valore.
Qualcuno con cui sentirti libera ed indipendente,come stando sola, ma sentendoti meglio.
Qualcuno che incentiva la tua forza, ma che sappia placarla quando non serve.
Qualcuno che sia tuo complice ed alleato anche quando combatterete battaglie diverse.
Fai questo se è quello che vuoi.
E fai con lui lo stesso.
Fai quello che vuoi.
E fai quello che ti fa sentire come vuoi.
Perchè è lì che troverai quello che meriti.
Meritiamo un piumone a dicembre.
Meritiamo tutte un piumone.


Sacchi di Cinismo


venerdì 18 settembre 2015

Bullismo,nonnismo,idiozia

Essere presa di mira.
Sbeffeggiata, schernita, isolata.
Mi è capitato un numero di volte che non si può contare.
Da piccola perchè non avevo lo stesso tenore di vita dei miei compagni, perchè non potevo permettermi quello che avevano loro, quello che facevano loro, perchè avevo una vita diversa.
Non che si sapesse per certo, ma lo sapevo io e questo era sufficiente perchè si vedesse.
E me la prendevo con la mia famiglia perchè non poteva darmi quello che volevo.
Crescendo un po' sono stata presa di mira perchè ero magrolina e senza forme, poco attraente a confronto delle altre ragazzine, mentre io ero ancora il brutto anatroccolo le altre erano già cigni.
E me la prendevo con la natura, il destino, Dio o chi per lui, che non mi stava dando quello che era giusto avessi già.
Poi sono stata presa in giro perchè non bevevo, non mi drogavo o perchè non ero ancora andata a letto con qualcuno, perchè non avevo fatto e non facevo quello che 'certi altri' facevano abitualmente.
Poi ci sono stati gli uomini che ti amavano poco e che recriminavano le tue mancanze.
E i datori di lavoro che avevano sempre qualcosa in più da pretendere.
E lì ho iniziato a prendermela con me stessa, io che non ero abbastanza coraggiosa, libera, brava, bella, degna.
A pensarci adesso mi sembra di parlare di qualcun altro, di una persona che conosco appena.
Ma ero io.
E solo adesso mi accorgo che il mio errore non lo sapevo vedere.
Perchè sbagliavo.
Sbagliavo a prendermela con chi non aveva nessuna colpa invece che ribellarmi a chi di colpe ne aveva molte.
Mi arrabbiavo con la vita quando avrei dovuto arrabbiarmi con quei minuscoli esseri umani che mi hanno fatta sentire inopportuna e sbagliata.
Perchè chi è infinitamente piccolo deve rimpicciolire gli altri per sentirsi grande.
Quel senso di solitudine e smarrimento, di odio verso se stessi che solo chi ti giudica sa farti provare è un'ecatombe d'anima che la mia capicità di scrittura non sa ancora raccontare.
E se in cuor mio mi maledico per aver permesso a qualcuno di farmi sentire in quel modo, adesso so che capita, può succedere e succede a tutti.
L'errore non è tuo che non sai reagire, ma loro, che attaccano chi in quel momento non sa farlo.
Bullismo, nonnismo, mobbing, idiozia, disumanità, razzismo sono tutti sinonimi.
Alzi la mano chi una volta nella vita non si è sentito emarginato e solo e si è vergognato di sè.
Per anni avrei voluto raccontarmi di esser stata sempre io la spavalda nella vita, ora so che ad esser stata diversa da come mi si voleva non c'è nulla di che vergognarsi.
Chi invece ha fatto subire la sua bassezza umana ad altri non si vergognerà mai abbastanza.

Sacchi di cinismo



venerdì 11 settembre 2015

Armata -assonanze ridicole -

Testa alta, sguardo dritto, ma non vedo.
Non vedo niente, non voglio vedere.
Anche se mi aspetto tutto, in qualsiasi momento.
Ho l'armatura anti granata, sisma, bomba atomica, ci cammino con disinvoltura come se fosse un abito civile, come se fosse normale.
Quanto pesi addosso ormai l'ho dimenticato.
Faccio tutto con lei, non me ne disfo mai.
Non lo faccio quando passeggio fino al centro, non quando parlo, non quando bevo, non quando dormo, non quando ci piango dentro.
Sono preparata a qualsiasi calamità, pronta, nell'eventualità.
Se saprò togliermela, da sola, al momento non lo so.
Se potrò toglierla, finalmente, lo so ancora meno.

Sacchi di cinismo



domenica 6 settembre 2015

Portami

Portami dove c'è il mare anche se non posso vederlo.
Dove si può stare sdraiati senza bisogno di fare nulla più di esserci.
Dove la paura c'è, ma possiamo ignorarla.
Dove si corre senza fatica, dove non si distingue la notte e il giorno.
Portami dove il rumore diventa musica, dove il dolore si placa.
Dove domani è meno importante di oggi.
Dove le domande hanno risposte e se non le hanno poco importa.
Dove si può parlare senza perdere fiato, senza perdere le parole.
Dove è semplice anche quando è difficile, dove non conta cos'è, perchè, ma che è.
Dove la tua presenza sa di respiro.
Dove la mia estasi è nella tue mani e mi sta bene.
Dove l'orgoglio diventa leggero come aria fresca.
Portami dove i ricordi si sbiadiscono, dove si può girare nudi senza gli abiti pesanti della delusione.
Dove si può prendersi una pausa da noi stessi, dalla logica, dalla ragione.
Dove non bisogna essere perfetti per sembrarlo.
Dove si può ridere senza un motivo.
Dove il tempo non si conta, ma si perde.
Dove sono chi sono senza voler essere nessun altro.
Portami, dove vuoi, lontano, senza bisogno di andare in nessun posto.

Sacchi di cinismo




giovedì 3 settembre 2015

Banalmente

Si dovrebbe avere qualcuno che ti toglie la giacca bagnata dalle spalle quando torni a casa.
Qualcuno a cui raccontare, la serata, la vita, la paura, non importa cosa.
Qualcuno a cui star seduta vicino in silenzio senza che ci sia vuoto.
Qualcuno a cui chiedere di tirati su la cerniera del vestito.
Qualcuno da guardare se di notte ti svegli e non hai sonno.
Qualcuno che apre il vino una sera normale e brinda a niente con te.
Qualcuno con cui star comodo seduti sul pavimento.
Qualcuno che ti dice che stai bene anche se hai i capelli orrendi, anche se è una bugia.
Qualcuno che ti chiede come stai e a cui interessa la risposta.
Qualcuno a cui leggere quella strofa di libro che non ti torna.
Qualcuno con cui litigare per il film da guardare.
Qualcuno a cui far vedere la tua ruga nuova e che ti dica che ti dona.
Qualcuno che tolga quella sbavatura di trucco all'angolo dell'occhio di cui non ti eri accorta.
Qualcuno che sa senza che tu glielo dica.
Qualcuno che ti guarda nuda come se non ti avesse mai vista prima, anche se sa la mappa dei tuoi nei a memoria.
Qualcuno che ti apra il barattolo di marmellata che non si apre.
Qualcuno che c'è anche quando non è qui.
Si dovrebbe avere qualcuno così e non perchè ce ne sia bisogno, ma solo perchè è banalmente bello.


Sacchi di cinismo


sabato 29 agosto 2015

Pioggia



La pioggia è così forte che quasi non riesco sentire la sua voce.
Un mezzo abbraccio per salutarci, veloce, come i passi che ci riportano a casa, ognuna nella sua direzione, sfiorando i muri per trovare riparo sotto le grondaie.
Le grondaie.
Pensa se devo avere un ricordo legato alle grondaie.
Ci vedo ancora lì, in quel vicolo per non farci scoprire, perché parlare per noi era già così tanto e senza dircelo lo sapevamo entrambi.

Quella sera, mi ricordo di essere scappata da te con lo stesso passo deciso di ora.
Respiravo veloce e non per la fatica, guardando indietro sperando non mi seguissi anche se era quello che volevo.
Frugavo nella borsa per trovare le chiavi di casa, molto prima del necessario.
Una volta aperto ed entrata dal portone mi sentivo come una sopravvissuta.
Ce l’hai fatta, sei salva, non hai ceduto, non era la cosa giusta.
Tristemente esultavo.
Mi buttai sul divano, senza accendere la luce.
Il rumore della pioggia, accelerava seguendo il ritmo dei miei battiti, più forte, sempre più forte.
Il suono del campanello mi fece trasalire.
Tu sulla porta, fradicio.

E non so come ci sei riuscito, dopo tanti baci negati, a farti appoggiare al muro e far si che le mie labbra trovassero le tue, subito, senza parlare.
Un bacio lungo quanto tutti i baci che non ci eravamo mai dati prima.
Un bacio dolce come il primo ed intenso come fosse l’ultimo.
Non sapevamo cosa stessimo facendo, non lo sappiamo nemmeno ora, forse.
Per fortuna c’è qualcosa che lo sa meglio di noi.

Sacchi di cinismo


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