lunedì 23 marzo 2015

Alta fedeltà

'' La fedeltà è un prurito che non ti puoi grattare''
Che bella immagine.
A guardarsi in giro pare che ci siano eserciti di esseri umani affetti da tale orticaria.
Come si può vivere senza darci una grattatina.
Giusto per avere un po' di sollievo.
Che poi, sollievo da che?
Dalla vita che ti sei scelto.
Dalla persona che tu hai voluto.
Il motore primario pare sia che ci interessa piacere a Tutti.
Anche se Tutti ha una definizione profondamente soggettiva.
Se piaccio a tutti sono un figo.
Se tutti dicono che sono un coglione, non è vero e l'opinione di tutti non ha più peso.
Chissenefrega di tutti.
Giusto.
Logico.
Quindi giriamo come trottole alla ricerca di qualcosa che ci faccia sentire come non ci sentiamo.
Che riempia i vuoti che abbiamo.
Anche se non mi sembra ci voglia Einstein per capire che vuoto più vuoto da come risultato il vuoto assoluto.
Non sono nessuno per giudicare questa condizione.
Non sono affetta da questa insostenibile forma di scabbia.
E non so ancora se vantarmene o farmi ricoverare.
Perchè pare sia la norma.
E si sa che se sei fuori dalla norma, non sei normale.
Eppure continuo a credere che questa ricerca spasmodica sia come una corsa ai grandi magazzini durante il 'fuori tutto'.
Capi buttati sugli scaffali a bassissimo costo.
Offerte talmente basse che non si può dire di no.
Si prendono i capi a manciate.
E chissenefrega se poi quello che hai tu lo hanno avuto anche tutti gli altri.
Chissenefrega se quando torni a casa ti accorgi che quella cosa non ti piace più.
Che valeva addirittura meno di quanto l' hai pagata.
E vi renderete conto che a volare basso vi siete ridotti ai minimi termini anche voi.
Ma ripeto, io non posso capire.
Non capisco nemmeno quando mi sento dire:
'Ma se ci prova una bella donna, anche se sei fidanzato, cosa fai,dici di no?'
Ma figurati!
Mai.
E' un po' come se, dopo una gustosa e soddisfacente cena nel vostro ristorante preferito, vi venga offerta un'aragosta al posto dell'amaro.
Cosa vuoi fare? Rifiutare?
E quindi abbuffatevi, mangiate fino alla nausea.
Così il massimo che guadagnerete sarà vomitare in bagno.
Dell'aragosta non vi rimarrà nulla e avrete buttato anche la vostra fantastica cena giù per lo scarico.
Buon appetito, ragazzi.
Io continuo volentieri a non capire una cazzo.
A mangiare solo quello che davvero mi da un piacere infinito.
A vestirmi solo di quello che mi fa sentire meravigliosamente bella e unica.
E prima di allora, se sarà necessario,andrò in giro nuda.
Che tanto, immune dalla scabbia della fedeltà, non avrò la pelle deturpata dal compulsivo grattami.


- ' E' come volere la moglie piena e la botte ubriaca. Non dargli panforte. '
    A.





giovedì 19 marzo 2015

Papà


Siamo stati molto lontani io e te, pur vivendo nella stessa casa.
Sono tornata quando ho iniziato a partire.
Non sono cresciuta pensando che fossi invincibile.
Le ho viste tutte le debolezze che non vuoi vedere.
E che non volevo vedere nemmeno io.
Adesso sono adulta, come te.
E se prima mi faceva paura riconoscere un po' di te nelle cose che faccio, adesso sono contenta.
Sbagliando mi hai insegnato che il tempo serve, che la presenza fa bene al cuore. che il tempo perso non si recupera e che bisogna averne cura.
Che mentire e tacere lacera.
Soprattutto a se stessi.
Perchè gli altri perdonano, ma noi non ci perdoniamo mai.
Mi hai insegnato che la fiducia e la sincerità sono beni preziosi a cui non si può rinunciare.
Infatti li cerco dappertutto.
E cerco di metterli in tutto quello che faccio.
Anche quando è difficile e doloroso.
E cerco di dare valore al tempo e di darlo a chi amo.
Anche se con te non sono stata molto brava in questo e non lo sono ancora.
Mi hai insegnato a cercare,sempre.
A sapere sempre di più.
A conoscere.
Ad essere generosi al limite della legalità.
E ad amare una persona, una. sempre, tutti i giorni anche quando le difficoltà ti rendono cieco e non si vede più niente.
A vedere anche quando sembra non ci sia più niente da vedere.
E per questo che adesso cerco un uomo che mi guardi come guardi tu la mamma, anche adesso. Anche quando sbuffi, anche arrabbiato, anche quando la prendi in giro, anche passati gli anni.
E cerco di vivere come mi hai insegnato tu.
Anche quando credevi di non insegnarmi nulla.
Forse è vero che sbagliando si impara.
E forse  hai sbagliato tu per me, in modo che imparassi a non sbagliare più.


' Padre, occhi gialli e stanchi, nelle sopracciglia il suo dolore da raccontarmi.'
 Cit.






mercoledì 18 marzo 2015

Non mi domando

"Bisognerebbe essere leggeri come un uccello, non come una piuma.''
Lo dice Paul Valèry.
Non io.
Ma ha ragione.
Ho cercato per una vita di essere piuma, ma non ci sono mai riuscita.
Perchè non sono piuma.
Non riesco ad andare solo dove tira il vento del momento,veleggiando su soffi non miei.
Che decidono per me, anche inconsciamente.
E' la leggerezza dell'uccello che cercavo.
Quella consapevole.
Dove tu decidi dove, decidi come, decidi quanto e quando.
Quella che ti fa volare.
E non perchè sei inconsistente.
Ma perchè vuoi e sai farlo.
La piuma era solo una parte di quello che davvero andavo cercando.
Ora lo so.
E questo non rende l'impresa più facile.
Anzi.
Ci provo, comunque.
Godendo delle mie psicopatiche e per nulla giustificate emotività.
Ascolto e non mi domando.
Non mi domando perchè rido, la mattina, senza motivo, arrotolata nel mio piumone.
Non mi domando perchè in 30 secondi netti il mio umore cambia senza chiedere il permesso.
Non mi domando quanto è labile il confine tra odio e amore.
Tra rabbia e dolore.
Che si mischiano e non li riconosci più.
Non mi domando nemmeno come farmi passare quella malinconia che mi investe come la pioggia improvvisa, mentre cammini per strada, che ti inzuppa i vestiti e che te li lascia appiccicati addosso.
Pesanti.
Insopportabili.
Che ti lasciano quel senso di disagio.
Di freddo nelle ossa.
Non corro a casa a togliermeli, di fretta, per dimenticarmi quella sensazione.
L'ascolto,invece.
Quasi la coccolo.
Perchè so che in poco tempo sarò di nuovo nella sensazione morbida di una coperta calda e di un sorriso da sole che entra dalla finestra.
C'è spazio per tutto,adesso.
Tranne che per le domande.
Tanto io sono la stessa del piumone anche mentre ho freddo, con i vestiti bagnati addosso.


'Ancora devo trovare uno che mi fa ridere più di me stesso.'
 R.







martedì 10 marzo 2015

Come stai?

Come stai?
Bene.
Come stai?
Bene, davvero.
Sto bene.
Anche quando cambio le lenzuola per non trovare quel profumo tra le pieghe del cuscino.
Nascosto, imprevisto, che ti assottiglia il cuore e lo trasforma in carta velina.
Anche quando guardo un film drammatico, così mentre singhiozzo posso convincermi che sto piangendo per il film.
Anche quando suono e vorrei che arrivassero fino alle tue orecchie i progressi delle mie dita che imparano, che si muovono sciolte, che vanno più veloci.
Anche quando riaffiorano ricordi che non sapevo di avere, nascosti chissà dove e rivedo quelle immagini come un trailer di una pellicola che vorrei poter andare a vedere.
Anche quando apro le finestre perchè il respiro si fa corto senza preavviso, senza un apparente motivo e manca l'aria.
Anche quando mi accelera il cuore, anche lui senza avvertire, giusto a ricordarmi che è ancora lì, che batte, sempre, anche se me ne dimentico.
Anche quando la malinconia è talmente viva da prendere le fattezze di una persona, che è seduta vicino a me al bar, sul divano mentre guardo un film, ride con me mentre rido e mi guarda ballare mentre sono in mezzo ai miei amici.
Anche quando sento un buco, sotto lo sterno, un vuoto, che è lì, fisicamente.
Ma che ignoro, perchè è talmente profondo che ho paura di scivolarci dentro anche io.
Anche quando mi parlano di un viaggio e penso che io al massimo valevo un kebab, non di più.
E sinceramente vorrei smetterla di parlare di kebab nei miei post.
Sto bene anche quando i pensieri sono ovunque.
Mi seguono come un'ombra.
Sono nelle mie gambe mentre cammino, nelle miei mani quando mi metto la crema, nei miei capelli mentre mi pettino, sulla mia bocca mentre bevo, nei miei occhi quando mi guardo allo specchio.
Anche adesso, mentre scrivo di questo, sto bene.
Sto bene perchè sono io.
Adesso.


- ' Io resto impresso nelle persone.'
- ' Sì, come la varicella.'
    A.


domenica 8 marzo 2015

Uomini con la U

Oggi sta finendo.
Finisce quindi la festa delle donne.
E io vorrei parlare degli uomini.
Soprattutto di quelli che ti dicono '' Avete voluto la parità? E allora adesso cosa pretendete? Avete voluto fare gli uomini? ''
Vorrei dirvi, uomini, che per parità si intende che abbiamo gli stessi diritti e le stesse opportunità.
Punto.
E' un concetto molto semplice, che voi, definiti dai fatti storici menti superiori, dovreste capire al volo.
E invece vi sfugge.
Il problema nasce dal fatto che avete cercato di convincerci che contiamo meno.
Che siamo meno brave.
Che siamo meno capaci.
Che siamo meno.
Ci avete definito per anni, come se ci conosceste perfettamente.
Decidendo dove dovevamo stare, perchè voi sapevate chi eravamo.
E' nonostante tutta questa conoscenza sul genere femminile vi siete illusi che le donne sarebbero state zitte?
Noi?
Che non stiamo zitte nemmeno se troviamo i vostri peli buttati come coriandoli nei nostri lavandini.
Vi siete illusi che non avremmo rotto i coglioni?
Noi?
Che siamo cintura nera di sfinimento di gonadi anche solo perchè siamo in fase mestruale.
Vi siete illusi che non avremmo lottato.
Noi?
Che lottiamo anche per partorire un figlio,contro ogni legge della fisica e delle proporzioni.
Come credevate di sapere chi dovevamo essere, se non siete riusciti a vedere le nostre caratteristiche più evidenti, di cui ancora vi lamentate.
Vogliamo la parità.
La vogliamo ancora oggi.
E non dovremmo volerla.
Perchè dovremmo averla.
E questo non vuol dire che vogliamo essere al di sopra, vogliamo camminare al vostro fianco.
Non vogliamo fare a meno di voi.
Non vogliamo smettere di essere donne.
Non vogliamo essere voi.
E non vogliamo nemmeno le vostre palle.
Abbiamo già le nostre.
Quindi, vi prego, rimettetevele.
Prima che sia necessaria una festa nazionale per commemorare la vostra estinzione, Uomini.



- ' Io sono l'uomo giusto.'
- ' Tu non sei un uomo, tu sei un soggetto di genere maschile. E basta.'
    B.






sabato 7 marzo 2015

C'era

Sta notte ho visto una cosa con gli occhi chiusi.
C'era una volta una finestra aperta.
Due persone piene di 'albe e di tramonti'.
Un incontro fugace.
Il nulla.
Poi un altro.
Odio profondo.
E poi un altro.
Sfiorarsi, in cima ad una montagna.
Riconoscersi.
Molti no che dicevano sì.
Tante candele e nessuna necessità di andare in montagna per essere in vetta.
Déjà vu.
Essere esattamente dove si doveva essere.
C'erano armadietti aperti.
Parlarsi.
Guardarsi e parlare comunque, forse di più.
C'era fare l'amore per la prima volta, dopo che lo avevi fatto mille volte.
Perchè, prima di loro, pensavano di aver già  fatto tante cose da soli, ma probabilmente era una bugia.
C'era il tempo che non conta niente.
E le risate che contano molto.
C'erano teste dure e piene e meravigliose e brillanti e di cazzo.
C'era una combinazione, un incastro.
Perfetto forse no.
Unico di certo.
C'erano albe viste dentro un piumone dalla stessa finestra e fare tutto senza bisogno di fare niente.
C'erano lacrime a fiumi e altrettante trattenute che scorrono dentro.
C'era la libertà dell'uno in due.
Il crescere insieme senza sforzarsi.
C'erano due persone.
Che si conoscevano già, ma non lo sapevano.
L'uno sapeva chi era l'altro meglio di sè.
E c'era qualcosa che la gente comune chiamerebbe amore, ma per la quale nessuno ha ancora inventato un nome.
Poi ho aperto gli occhi e non era vero niente.
Forse.
E forse è per questo che non ho dormito.
O forse è stato il kebab delle undiciemmezza.
Quello di sicuro era vero.
Il mio stomaco lo sa.
E lui non sa mentire.



- ' Il treno passa.'
- ' O ti arriva in faccia.'
    C.





giovedì 5 marzo 2015

Siamo tutti aeroporti internazionali

Un studio di psicologia afferma che l'insicurezza è la parte che più attira la nostra attenzione.
Viviamo cercando di camuffarla, a noi stessi e agli altri.
Tramutiamo le nostre insicurezze nelle nostre convinzioni.
Gli aeroporti che si autodefiniscono Internazionali, ad esempio, sono i più piccoli, i meno famosi, i meno internazionali.
Quelli veri non hanno bisogno di epiteti.
Succede uguale con le persone.
Quindi diffidate dagli uomini che si definiscono costantemente buoni.
Leali.
Play boy.
Spiriti liberi.
Maschi.
Forti.
Se lo sono si vedrà e non sarà l'udito a convincervene.
E diffidate dalle donne che si dicono emancipate.
Totalmente indipendenti.
Femmes fatales.
Donne vere, perchè non fanno cose da donne.
In realtà, se potessero, starebbero volentieri a casa a far l'arrosto.
Altro che no.
E diffidate anche  da me quando dico che non ho bisogno di nessuno, mai.
Perchè è una cazzata.
Perchè anche io vorrei qualcuno che sappia come si prende una mano senza lasciarla quando trema.
In fondo.
In fondo abbiamo dentro tutti un aeroporto internazionale che cerca conferma della sua grandezza.
Forse.


- ' E tu chi sei? '
- ' Un' altra domanda? '
   G.










domenica 1 marzo 2015

Sonno

Ti ho ancora qui vicino a me.
Mi lasci gli occhi aperti a metà.
Eppure non riesco a celebrati come vorrei dalle 6.00 di questa mattina.
Ora egiziana.
Non so chi di noi due abbia lasciato entrare i pensieri a quell'ora.
Non è molto educato presentarsi alla mattina così presto, soprattutto se non si era attesi e meno che mai, invitati.
Qualcuno dovrebbe dirglielo.
Ma non ascoltano.
Parlano solo loro.
Sono lì, seduti ai piedi del letto.
E parlano.
Parlano.
Non stanno zitti un minuto.
Non si danno nemmeno il tempo di prendere fiato.
Passano da un argomento all'altro.
E io e te, sonno, ci guardiamo con lo stesso ricordo in testa e negli occhi, quello di quando erano le emozioni a tenerci svegli.
Sempre le benvenute loro, tanto che di nascosto lasciavamo la finestra accostata, nella speranza che arrivassero.
Possibilmente ogni giorno.
E intanto loro, dal fondo del letto,parlano.
Dicono sempre le stesse cose che sappiamo già a memoria.
Non li fa desistere nemmeno il sole che entra dalla finestra aperta.
Un sole alto che non sembra quello delle 7 del mattino, ma che comunque non li sbiadisce.
La novità è che non ho più bisogno di voi, però
Potete andare.
Io ho già deciso.
E adesso vi accompagno alla porta e chiudo a chiave.

- ' C'è un cattivo odore, sta andando a male qualcosa?'
- ' Sì, probabilmente il tuo cervello.'
A.

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