domenica 1 marzo 2015

Sonno

Ti ho ancora qui vicino a me.
Mi lasci gli occhi aperti a metà.
Eppure non riesco a celebrati come vorrei dalle 6.00 di questa mattina.
Ora egiziana.
Non so chi di noi due abbia lasciato entrare i pensieri a quell'ora.
Non è molto educato presentarsi alla mattina così presto, soprattutto se non si era attesi e meno che mai, invitati.
Qualcuno dovrebbe dirglielo.
Ma non ascoltano.
Parlano solo loro.
Sono lì, seduti ai piedi del letto.
E parlano.
Parlano.
Non stanno zitti un minuto.
Non si danno nemmeno il tempo di prendere fiato.
Passano da un argomento all'altro.
E io e te, sonno, ci guardiamo con lo stesso ricordo in testa e negli occhi, quello di quando erano le emozioni a tenerci svegli.
Sempre le benvenute loro, tanto che di nascosto lasciavamo la finestra accostata, nella speranza che arrivassero.
Possibilmente ogni giorno.
E intanto loro, dal fondo del letto,parlano.
Dicono sempre le stesse cose che sappiamo già a memoria.
Non li fa desistere nemmeno il sole che entra dalla finestra aperta.
Un sole alto che non sembra quello delle 7 del mattino, ma che comunque non li sbiadisce.
La novità è che non ho più bisogno di voi, però
Potete andare.
Io ho già deciso.
E adesso vi accompagno alla porta e chiudo a chiave.

- ' C'è un cattivo odore, sta andando a male qualcosa?'
- ' Sì, probabilmente il tuo cervello.'
A.

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