venerdì 29 maggio 2015

Scelte

Scegliere è una delle poche libertà assolute che ci restano.
Non ne abbiamo molte, a dispetto di quello che crediamo.
Quindi direi che l'occasione di sfruttare quell'una, direi quasi unica, opportunità è un diritto che assomiglia ad un dovere.
Quindi scegliete.
Scegliete sempre.
Scegliete chi dimostra di amarvi senza il bisogno delle parole.
Chi vi vuole nei vostri momenti migliori quanto nei peggiori.
Scegliete chi vi fa sentire bene e anche di più.
Chi vi fa essere voi stessi e anche meglio.
Chi non vi giudica , chi non vi svuota, chi non vi svilisce.
Scegliete chi ci prova nonostante la paura.
Chi corre, chi lotta, chi se la gioca, chi vi guarda negli occhi ed anche più infondo.
Scegliete chi vi sceglie davvero.
Scegliete chi nella vita vuole scegliere.
'Scelgo che la citazione non ci sia.'

martedì 26 maggio 2015

Gelosia consapevole

È seduta lì, sul divano.
La Gelosia.
Non è vestita di giallo accesso, acido, da travaso di bile.
Non è di un giallo che acceca, che fa perdere la ragione, ma di un giallo tenue, definito,  consapevole.
Non parla molto.
Non grida al massacro.
Non ti fa venire mal di testa a furia di blaterare.
È in silenzio.
Un mutismo quasi inquietante.
Si potrebbe fingere di non vederla, se non fosse per i suoi occhi.
Occhi che ti scrutano fissi.
Ti guardano dentro.
Ti bucano il cuore.
Te li senti addosso anche mentre le volti le spalle.
Ti ricordano quanto meglio dovresti essere, a volte.
Altre, quanto dovresti essere peggio.
Meno bella, meno intelligente, meno brillante, meno sagace.
Meno.
Dovresti essere meno.
Per omologarti a chi capisce quanto basta o non abbastanza.
A chi è medio.
A chi sostiene una morale che non segue.
A chi bastano due moiene scalcinate.
A chi resta in superficie.
Placido.
Che non prende posizioni.
E si barcamena nella palude del poco, del nulla, del sufficiente.
Occhi negli occhi con lei, ti senti rimpicciolire.
Quasi da farti credere che scomparirai.
Ti paragoni a tutte e poi a te stessa.
E con te stessa il confronto non lo vinci mai.
Vuoi scappare,  nasconderti sotto le coperte e fingere che sia un brutto sogno.
E che va bene.
Puoi sopportare.
Ma non va bene.
Respiri.
Torni nei tuoi panni.
Guardi lo specchio e capisci che non potrai mai essere meno.
Mai chi non sei.
Se qualcuno vuole tradirvi, faccia pure.
Può sempre succedere.
Ma non tradite voi stesse.
Almeno voi, non fatevi questo.
Non ne vale la pena.
Per nessuno.
Per nulla.
E il divano, ora, è vuoto. 
Ciao Gelosia.
Ciao.

- ' Assomigli al personaggio della storia infinita'
- ' Quale, Atreyu?'
- ' No, il Nulla.'
   A.

mercoledì 20 maggio 2015

Picacismo sentimentale: sintomi, cause, cure.

Il picacismo sentimentale altro non è che il compulsivo ingurgitare sentimenti senza nutrimento.
Sentimenti apparentemente di natura amorosa, il più delle volte.
Sentimenti nulli, vuoti, sterili.
È la necessità assoluta di accontentarsi di un amore che ci dà poco, ci toglie molto e che ci convinciamo essere meraviglioso.
Come lo so?
È molto semplice, perché questo nome l'ho appena coniato io in compagnia della mia fervida fantasia.
E perché tutte ne siamo state affette, almeno una volta nella vita.
I sintomi del picacismo sentimentale sono essenzialmente euforia momentanea, perdita del senso della realtà, allucinazioni.
Intervallate da crisi di pianto, crisi isteriche, crisi depressive.
I sintomi di tale patologia sono latenti e subdoli solo al soggetto che ne è affetto.
Gli altri, invece, vedono tutto perfettamente.
Ma purtroppo, la totale sordità alle sensate parole altrui è un altro sintomo dal quale non si scappa.
Le cause sono poche e semplici:
Una disperata necessità di colmare la nostra carestia d'affetto.
Credere in qualcosa.
Saziare lo stomaco del nostro cuore.

Per quanto questo morbo sia diffuso, tanto da assomigliare ad un' epidemia, la buona notizia è che una cura c'è.
Ed è una.
Amarsi.
Guardarsi allo specchio e capire che valiamo più di quanto accettiamo di avere.
Che una relazione con chi è assente, sfuggente o che ci rispetta poco o è banalmente stronzo, non è meglio che stare con noi stesse.
Che accontentarsi delle briciole non ci salverà.
Non ci farà sentire meno sole o meno fragili.
Le briciole non si trasformeranno in gustose pietanze solo perché vogliamo credere che possano farlo.
Meritiamo un banchetto migliore.
È dura.
Lo so.
Perché così facendo il percorso per saziare i nostri stomaci emozionali potrebbe essere più lungo.
Ma non importa.
Perché il giorno in cui mangeremo quel piatto sublime, che ci darà tutto il godimento e la soddisfazione che meritiamo, ci chiederemo come abbiamo potuto credere di star bene sfamandoci con un piatto di ghiaia.

- ' Lo prenderei a secchiate, ma senza    l'acqua dentro. '
F.

mercoledì 13 maggio 2015

Senza attenuanti

Dunque.
Sono nevrotica.
Aggiungo, più del solito per smontare qualsivoglia battuta di spirito a riguardo.
Diciamo che sono nevrotica in un modo diverso.
Diciamo che potremmo chiamare questo tipo di nevrosi: intolleranza elevatissima verso il prossimo.
Getto l'alibi dicendo subito che non sono in un momento di forte stress, nè tanto meno sono affetta dal temuto periodo premestruale.
Non ho scusanti Vostro Onore.
Sono colpevole.
Non tollero l'ignoranza grossolana, quella di chi decide senza sapere, giudica senza ascoltare e risponde con le urla, unica argomentazione in suo possesso.
Non sopporto chi non è educato, nemmeno quando dovrebbe, nemmeno quando è palesemente seduto dalla parte del torto.
O chi finge di essere chi non è, riempiendosi la bocca di stereotipi preconfezionati,  fingendo di esserne immune.
Non sopporto i politici blateranti e chiunque allo stesso modo passi da una fazione all'altra a seconda del vento che tira.
Non sopporto chi copia, per giunta male, i pensieri altrui e li spaccia per propri.
Non tollero il razzismo spiccio e becero di chi si è dimenticato di essere stato anche lui una minoranza, almeno una volta nella vita.
Quello diverso,  quello non voluto.
Passando da essersi preso del ciccione a scuola o essendo l'ultimo scelto quando si facevano le squadre di pallavolo al liceo (cosa che ho vissuto spesso et volentieri, vista la mia proverbiale attitudine allo sport).
Insomma, ho una voglia incontenibile di dire il tutto ad altissima voce, con nomi e cognomi.
E di dirlo male.
Una voglia che mi sobbolle dentro come la pentola a pressione che usava mia madre per farmi il minestrone da piccola.
Che a me non piaceva, tra l' altro.
In ogni caso non farò nulla di tutto ciò.
Urlare ed essere maleducata mi farebbe finire nel girone dei soggetti di cui mi lamento qui sopra.
Quindi niente.
Lo scrivo qui.
Sono in modalità persona pessima.
Si è spenta la spia cerebrale che gestisce la tolleranza.
Non ne vado fiera, ma così è.
Chiunque avrebbe evitato di scrivere al mondo che ha dei moti d'odio verso l'umanità tutta.
Ma io non sono chiunque.
Purtroppo per me.
Cercate di capirmi, Bukowski lo avrebbe fatto.
- ' Li odio.'
- ' Chi? '
- ' Tutti.'
C.

lunedì 11 maggio 2015

Things I wish I'd said

Quante cose avrei voluto dire e non ho detto? E a quante persone? Bisognerebbe dirle, anche quando é difficile, quando non si sa come dirle o quando non ci sembra giusto..
Allora le dico.
Le dico ora.
Quando mi sembra che il mondo stia finendo, se penso che tu ci sei, il peso si alleggerisce.
Quando credo che non ne usciremo mai, penso che tu sei la persona che lo merita di meno. Vorrei che cambiasse tutto domani, anzi oggi, per non farti perdere nemmeno un minuto del meglio che meriti.
Quando penso a quanto orgoglio hai per me nonostante mi sembra spesso di sbagliare tutto, capisco che l'amore dovrebbe avere quella forma lì,quella che gli dai tu.
Spesso mi ritornano in mente le cose che mi dicevi da piccola, ancora le ricordo e cerco di seguirle.
Non so perché non te lo dico mai, ma a volte vorrei essere un po' più come te e un po' meno come me.
Grazie..anche questo non te lo dico mai, ma se mi leggi nel pensiero, e so che lo sai fare, so che lo sai.
-'' Sette orizzontale, 4 lettere, mi manca la prima..finisce con ANI..''
-" e com'é la definizione? "
- " Ne esistono molte razze..Ah! NANI!"
M.

sabato 9 maggio 2015

Prima o poi

Quattro parole su una questione vecchia e banale.
Quattro parole che non so nemmeno se arriveranno al mattino, perché il mio sonno forse non le porterà a compimento.
Tant'è.
Serata con le amiche di sempre.
Il racconto di un'emozionante notte a zonzo in due, fino all'alba.
E intanto una cuccioletta di 3 mesi nella culla che ascolta, suo malgrado, le nostre chiacchiere.
Una frase a fine racconto che dice: 'Goditi le notti,che io queste cose non le potrò fare più. "
Silenzio.
Una voce nella mia testa ripete all'infinito èveroèveroèveroèveroèveroèveroèvero.
È vero.
Voglio costruire qualcosa e lo vogliamo tutte.
Vogliamo tornare a casa ed avere quella persona che ci apre la porta.
Vogliamo i punti saldi.
Un nido.
Una famiglia.
Prima o poi.
E in questo quadro non è compresa la notte a zonzo.
Le chiacchiere fronte lago aspettando l'alba.
La totale assenza del pensare a qualcuno che non sia tu.
E iniziano le domande.
Almeno per chi di domande se ne fa troppe.
Come la sottoscritta.
Mannaggia a me.
Ho passato tutto il tempo in macchina a pensare, lungo la strada buia che so a memoria dalla mia adolescenza.
Cosa sarà meglio, il tutto, il sempre o la fugace emozione del momento?
Quella che ti fa sentire le farfalle nello stomaco, che più che farfalle son dobermann.
O quel momento fugace vale poco più di un racconto tra amiche?
Davvero poi, quello che costruiremo, cambierà il peso specifico di quello che non si potrà fare più?
Il problema è che chiediamo risposte al cervello che di amore ed emozione sa poco più di nulla.
Dovremmo solo lasciar perdere, evitare i punti di domanda e qualsiasi forma di punteggiatura.
Dovremmo andare e vedere cosa succede.
Dovremmo sentire e non pensare.
Dovremmo dormire e non pensare fino alle 6.00, che poi domani saremo rincoglioniti all day long.
Più di quanto normalmente non siamo già.
Dovremmo.
Dovrei.
Prima o poi.

 - ' Ragazzi, mi sposo!'                                              - ' Perché? '                                                                B.

mercoledì 6 maggio 2015

La voce fuori dal coro a volte è solo stonata.

All'essere umano medio piace, terribilmente, lo scontro.
Il giudizio sterile.
Il dito puntato.
La guerra del nulla.
E non perché siano guerrieri coraggiosi.
Ma perchè fare una lotta, seppur a caso, li fa sentire schierati.
Gli dà definizione.
Gli fa credere di appartenere a qualcosa, o meglio di non appartenere al tutto.
Li fa sentire diversi.
Fuori dalla massa.
La voce fuori dal coro.
Ma spesso la voce fuori dal coro è solo stonata.
Gracchiante.
Inascoltabile.
La voce che vuole stare fuori dal coro non parla mai di sé.
Non racconta della sua vita nuda.
Non toglie le maschere, che abbiamo tutti, ci piaccia o meno.
La voce che parla davvero fuori dal coro racconta se stessa, invece.
E non perché non ha paura, ma perché ne ha.
La voce fuori dal coro, se è femminile, dice che il tempo passa e lo sa.
Che sente la voglia di costruire mentre sta ancora costruendo la sua persona.
Che si sente completa da sola, ma si preferisce in due.
Dice che pensa a domani anche se non ha ancora bene l'equilibrio dell'oggi.
Che sente di volersi prendere cura di una vita nuova, anche se ha ancora bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei.
Quella voce indipendente ammette di aver accettato cose che le sue maschere non avrebbero creduto possibile accettare.
Ma che per un sentimento tale da non potersi definire con i termini che la lingua italiana ci suggerice, ha perdonato, è andata oltre, ha accettato.
Dice che, la donna indipendente che è, non la salva dal sentirsi a volte una bambina senza difese, a volte stupida, a volte poca.
Dice che vorrebbere essere completamente fuori dai ridicoli circuiti da 'doninna' quali l'ingiustificata gelosia, la rabbia, la nevrosi e la logorrea, ma a volte ci cade in pieno comunque.
La mia voce dice che ho le palle, sì, ma non per virtù o merito, ma perché me le ha regalate la vita con il tempo.
E che se domani vorrò preparare la colazione all'uomo che si sveglia vicino a me, non sarò meno donna alfa.
Non avrò meno palle.
Ma sarò qualcuno che si dà, perché ha da dare e sceglie a chi dare quello che ha.
Tutto quello che ha.
Fosse anche una spremuta e un pan cake.
Fosse anche quello che non credeva di avere.
Correndo il rischio.
Correndo tutti i rischi per avere la vita che vuole e  quella che non sa ancora di volere.  

- " Delle tette mi piace la donna."
     Z.

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