sabato 29 agosto 2015

Pioggia



La pioggia è così forte che quasi non riesco sentire la sua voce.
Un mezzo abbraccio per salutarci, veloce, come i passi che ci riportano a casa, ognuna nella sua direzione, sfiorando i muri per trovare riparo sotto le grondaie.
Le grondaie.
Pensa se devo avere un ricordo legato alle grondaie.
Ci vedo ancora lì, in quel vicolo per non farci scoprire, perché parlare per noi era già così tanto e senza dircelo lo sapevamo entrambi.

Quella sera, mi ricordo di essere scappata da te con lo stesso passo deciso di ora.
Respiravo veloce e non per la fatica, guardando indietro sperando non mi seguissi anche se era quello che volevo.
Frugavo nella borsa per trovare le chiavi di casa, molto prima del necessario.
Una volta aperto ed entrata dal portone mi sentivo come una sopravvissuta.
Ce l’hai fatta, sei salva, non hai ceduto, non era la cosa giusta.
Tristemente esultavo.
Mi buttai sul divano, senza accendere la luce.
Il rumore della pioggia, accelerava seguendo il ritmo dei miei battiti, più forte, sempre più forte.
Il suono del campanello mi fece trasalire.
Tu sulla porta, fradicio.

E non so come ci sei riuscito, dopo tanti baci negati, a farti appoggiare al muro e far si che le mie labbra trovassero le tue, subito, senza parlare.
Un bacio lungo quanto tutti i baci che non ci eravamo mai dati prima.
Un bacio dolce come il primo ed intenso come fosse l’ultimo.
Non sapevamo cosa stessimo facendo, non lo sappiamo nemmeno ora, forse.
Per fortuna c’è qualcosa che lo sa meglio di noi.

Sacchi di cinismo


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