domenica 29 novembre 2015

Lettera all'amore

Caro,
mi manca il tuo nome tra la prima parola e la virgola.
Ti conosco appena e vorrei dirti tutto quello che so e anche il resto.
Caro, esattamente come sei, racchiudi tutte le definizioni nel tuo essere amabile e prediletto, prezioso e costoso.
Perché costi caro alle volte e spesso fai credere che non si abbia abbastanza da dare per averti.
Mi è sembrato di incontrarti certe volte.
Mi sembravi proprio tu appoggiato al palo  fuori dall'ingresso della terza C alle medie.
Credevo di averti riconosciuto sulla scogliera turca mentre mi guardavi prima di baciarmi, mentre io pregavo che quel bacio mi piacesse più di quanto avessi immaginato.
Ero sicura fossi ormai nella mia vita per restare mentre salivo su aerei low cost e ti vedevo oltre le porte degli arrivi, con quel sorriso compiaciuto da attesa finita.
Invece non eri mai tu.
Ti somigliava tanto che ci avrei giurato, scommesso, puntato tutto quello che avevo e invece niente.
Non so dire se sei solo un maledetto affabulatore che si diverte a far giochi di prestigio per poi svelare il trucco appena uno ci crede davvero o se non ci sia nè trucco né inganno e tu sia soltanto un solitario fuggiasco che non vuole farsi catturare da chi lo cerca, per indole non per cattiveria, per paura senza vigliaccheria.
E so che non me lo dirai mai chi sei e dove, perché del resto ci conosciamo così poco pur assomigliandoci.
Pensavo mi avresti spiegato tutto di quello che non avevo capito, un giorno, quel giorno in cui per caso o per scelta ci fossimo incontrati, ma mi viene da credere che sei sempre stato fermo lì, ad aspettarmi, chiedendoti dove fossi finita e perché ci mettevo tanto, in bella vista in un posto che non avrei mai immaginato.
Lì a fare quello che vuoi in mezzo alle cose che non si possono spiegare.
 

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