mercoledì 2 dicembre 2015

Tra le braccia (intervallo)

Il respiro cadenzato di lei che dorme scandisce il tempo che nella sua camera da letto sembra fermo, adesso.
La luce del lampione dalla finestra disegna i contorni della sua spalla fino al fianco.
E' una donna e lo è da molto tempo, da molto prima che l'età glielo permettesse, lo dicono gli occhi, le mani, lo dice tutto di lei, glielo si legge in faccia.
Eppure qui tra le mie braccia la sento scomparire, minuscola.
Le tiro la coperta fino al collo, piano e potrebbe avere poco più di sei anni.
La si può tenere tutta in abbraccio solo.
Ti trovi a stringerti addosso la sua infanzia, i capricci, l'adolescenza, la prima vacanza con le amiche, le lacrime, le paure, l'insicurezza, i sogni, le aspettative, i posti che ha visto, le parole che scrive, il respiro, il sesso, le ansie ingiustificate, i brutti voti, le soddisfazioni, l'affitto, la sua approvazione, l'amore, l'odio, i musi, i silenzi, i dubbi, le risate, la poesia, la bambina, la moglie, l'amante, la vecchiaia.
Un mondo.
Che a stringere un po' più forte sembra di poterlo distruggere quel mondo lì, distruggerlo o salvarlo.
Averne le sorti tra le mani ti fa sentire potente e nessuno.
Grande e nullo.
Appoggio la bocca sui suoi capelli come in un bacio non dato e sento di non sapere niente tranne che qui c'è tutto tranne che il niente.


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