mercoledì 27 gennaio 2016

Bisognerebbe guardarsi

Bisognerebbe poter uscire dal proprio corpo e conoscersi dandosi la mano, con un  "piacere" che suona come una speranza, presentarsi a noi stessi con una bella stretta di mano.
Guardarci uno di fronte all'altro.
Inventare un colore per definire quello dei nostri occhi, guardare tutte le sfumature sotto il sole dei nostri capelli che odiamo, constatare quanto quel paio di jeans ci stia davvero male, fare pace con quel naso storto che vorremmo asportarci ogni mattina mentre ci laviamo i denti davanti allo specchio.
Riconoscere quel dondolio nervoso della gamba sinistra, accavallata sulla destra, sotto il bancone del bar e sorridere di fronte alla nostra parlantina veloce, quella fatta per non lasciare vuoti che creano quell'imbarazzo che ci fa sentire nudi nella piazza principale durante il mercato.
Innamorarci dei nostri difetti, scoprire pregi che non sapevamo di avere.
Disgustarci di quel discorso giudicante, fatto con troppa leggerezza, arrogante e un po’ vile, mentre riusciamo a contraddirci nello stesso discorso, mentre non ascoltiamo chi ci sta parlando.
Quanto nervoso avremmo ascoltando le nostre lamentele sterili e vedendole rimpicciolire con la sola distanza di qualche centimetro.
Quante sberle ci daremmo guardandoci barattare i sogni, sentendoci dire che va bene così, che ci basta, che non siamo abbastanza bravi, abbastanza intelligenti, abbastanza belli, che non siamo abbastanza.
Quanto ci vergogneremmo di noi mentre ci guardiamo leggere veloce quel messaggio pieno d’amore e senza rispondere ributtare il telefono infondo alla borsa, come se nulla fosse, ridere di qualcuno che non fa ridere, girare la faccia davanti ad una domanda per la strada.
E che abbracci stretti ci daremmo mentre assistiamo ai nostri pianti a dirotto o a quelli trattenuti, che mandiamo giù per la gola, come sassi appuntiti.
Quanti bravo ci diremmo nel vederci impegnarci, crederci e resistere nonostante spesso la realtà non sia maestra di buone maniere.
Quanto orgoglio e applausi ci dedicheremmo di fronte a noi mentre difendiamo le nostre idee, raggiungiamo l’obbiettivo e ci rialziamo dopo tutti i colpi presi.
E quanto sapremmo perdonarci davvero, una volta per tutte, per gli errori passati che da fuori assomigliano a quelli di chiunque altro.
Quante cose cambieremmo se potessimo guardarci come guardiamo gli altri, forti della nostra posizione, del nostro sapere quello che crediamo basti.
Figli di una generazione in cui i social ci permettono di avere una finestra in cui sbirciare, una porta socchiusa in cui infilare il naso, passiamo la giornata a guardare gli altri e ci dimentichiamo di fare lo stesso con noi.
Lo so, è  il concetto più banale mai espresso, tanto banale che ce lo siamo dimenticati.

Vorrei davvero, fosse anche solo per dieci minuti, incontrarmi per strada come chiunque, conoscermi e riconoscermi per innamorarmi o vergognarmi di me o, più probabilmente, entrambe.


Donna confusa che cammina per le vie di Parigi

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