lunedì 25 gennaio 2016

Polpettone di famiglia

C'è una tavola imbandita e un gran vociare.
Vassoi maestosi e piatti da portata con qualche posto vuoto che ricorda delle mani che hanno toccato prima che fosse gridato a gran voce ''è prontooo!".
Tovaglioli colorati, verdure fresche che fanno star bene solo a guardarle, panzerotti che brillano di luce propria e il polpettone, che non si sa mai cosa c'è dentro, ma è talmente buono che nemmeno te lo chiedi.
Bottiglie vuote e bicchieri pieni.
Qualcuno finisce l'ultima bruschetta, quella della vergogna, e lo fa senza nessun rimorso.
'Dai finite questo che se no lo buttiamo ed un peccato'
Bambini che piangono sotto il tavolo e poi ridono ed è tutto passato.
Qualcuno bussa alla porta e si sente una risata in coro che ti fa venir voglia di essere lì.
Baci e abbracci stretti.
Sole che entra dalle finestre, cappotti buttati sul letto come in un mercato.
E ti chiedi se il cous cous si accorda bene con il pesce e il peperone ripieno e se c'è ancora un po' di posto per la cheesecake che ti guarda dalla tavola.
La famiglia assomiglia al pranzo della domenica.
Un gran rumore e nessuna logica.
Ti riempie.
Ti sfinisce, a volte.
Ti fa abbinare sapori che non avevi mai pensato di poter far combaciare.
E' quello che fai per gli altri, è la teglia nelle mani di chi entrando dalla porta ha portato qualcosa.
E' essere diversi e amarsi comunque, anche se a volte sembra impossibile.
Non c'è bisogno di pensare, basta guardare.
E fingere che non sia così non cambia le cose.

Sveglia.





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