venerdì 18 marzo 2016

La felicità sta bene con tutto

Sono seduta su una seggiolina scomoda, nell'area ARRIVI dell'aeroporto.
Fa freddo, troppo, per essere al chiuso, troppo per essere marzo.
Un bambino, caschetto biondo e sguardo all'insù, scorre con gli occhi il tabellone dei voli.
Aspetta.
Poi un saltello sul posto, prima su un piede, poi sull'altro.
Grida : 'E' atterrato, atterrato! Papà atterrato!'
Gira su se stesso, cerca il papà, lo prende per mano e lo tira verso le porte scorrevoli ' E' atterrato papà! Arriva! Arriva!'
Salta, gira su se stesso, non sa contenere la felicità.
La sbatte in faccia a tutti quella gioia che si muove dentro, che trabocca dagli occhi e non lo fa star fermo.
Tutti lo guardano e per lui non c'è nessuno se non il suo papà e chi sta arrivando, qualcuno che aspettava da un tempo che non si conta, perchè per quanto possa essere è comunque troppo.
E' atterrato lo ripete almeno cento volte mentre sta in piedi con gli occhi puntati sulle porte a vetri aspettando di veder uscire come per magia il motivo della sua gioia.
La mano nascosta dentro quella del papà e solo qualche secondo di distrazione per guardarlo e ripetere 'E' atterrato, capito?'.
E lo guarda e lo ripete, perchè teme che non abbia capito bene, perchè se così fosse anche lui dovrebbe saltellare e non star più nella pelle.
Non lo sa ancora quel bambino biondo che poi crescendo succede qualcosa per cui quella felicità lì cerchi di dominarla, nasconderla, farla tacere.
Come se non fosse opportuna.
Come se non stesse bene farla vedere.
Quando invece è l'unica cosa che sta bene con tutto la felicità.





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