sabato 16 aprile 2016

L'amore, quello lì.

Ferma ad aspettare la metro.
Di fronte a me una coppia giovane.
Non troppo.
Giovani il giusto, giovani come me.
Lui, più alto, mentre chiacchiera le bacia i capelli e le tocca la mano, in quel modo naturale che sa di gesti ovvi che assomigliano al respiro.
Erano così belli da vedere che gli avrei fatto una foto, se non avessi rischiato di essere denunciata.
Salgono e li trovo seduti di fronte a me.
Io, in piedi, li sbircio dall'alto.
Lei gli mostra il cellulare, accarezza lo schermo con le dita.
Sorridono, scherzano, si ascoltano.
Butto l'occhio.
Sul telefono scorrono immagini di letti, mobili, lampade.
Lui ogni tanto fa sì con la testa, altre ci pensa e fa una faccia poco convinta.
Forse stanno scegliendo i mobili per la casa che hanno insieme o che avranno.
Forse non vivono nemmeno insieme, forse lei gli sta solo chiedendo un consiglio.
Forse stanno insieme da anni, forse da mesi.
Forse staranno insieme per sempre, forse no.
Poco cambia.
Alla fine l'amore è quello lì.
E' come quando da piccoli ci mettevamo a giocare.
Potevamo farlo soli, nella nostra cameretta, intenti a costruire mondi che non esistono, a dare ruoli ai personaggi, ad inventarci storie.
Era bello e tutto andava come noi volevamo, senza intromissioni, senza compromessi.
Eppure giocare in due in quella cameretta, era meglio.
Era quello che volevamo.
Volevamo costruirla insieme quella storia non vera.
Nonostante fosse più difficile perchè bisognava venirsi incontro, perchè la tua amichetta voleva tenere la tua Barbie preferita e c'era sempre una voce fuori campo che diceva "Falla tenere a lei che è l'ospite, tu puoi giocarci sempre." o perchè lei immaginava Ken Idraulico e tu Astronauta.
Nonostante le difficoltà volevamo iniziare la frase con 'Facciamo che...' e aspettare il consenso e le idee dell'altro.
Nonostante gli screzi, le lacrime e le incomprensioni, giocare insieme era più bello.
Perchè quel mondo, in cui si credeva in due, diventava un po' più reale.
L'amore, alla fine, non è niente più di questo.
Immaginare insieme un mondo che non esiste e forse non esisterà.
Sognare come bambini sfidando le statistiche e la vita che spesso ci si rivolta contro.
Costruire oltre l'oggettività, sapendo che potrebbe non succedere.
Credere in quello che non c'è, in due.
E anche se non dovesse essere mai, anche se le cose non andranno come abbiamo creduto, ci guarderemo tra 10 anni e ci diremo "Ti ricordi quando volevamo comprare un rudere e farlo diventare un loft, per vivere insieme anche se senza un soldo bucato, io, tu, i tuoi colori e le mie parole?'"
E capiremo che era reale.
Che in qualche posto, il nostro, è stato vero.
Perchè ci abbiamo creduto, insieme.





6 commenti:

  1. Anonimo12:58

    Ci sono troppi piani e farli coesistere è difficile perfino da soli. In due bisognerebbe essere giganti. Purtroppo siamo nani e siamo scesi anche dalle spalle dei giganti.

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    Risposte
    1. Siamo nani che possono salire uno sulle spalle dell'altro per guardare più lontano. Un po' per uno se no non vale.

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    2. C'ho provato ,ho fatto un botto per terra che non riesco nemmeno a piangere per il male

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    3. C'ho provato ,ho fatto un botto per terra che non riesco nemmeno a piangere per il male

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    4. Capita. A tutti. Spesso. Sono solo le prove per trovare le spalle giuste e imparare a stare in equilibrio.

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  2. Anonimo13:31

    Fossimo equilibristi di un circo bulgaro, oppure trapezzisti, illusionisti (insomma isti qualcosa). Ma sempre più spesso non siamo che ombre e riflessi che fuggono, anonimi, sconosciuti.

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