venerdì 7 ottobre 2016

Inchiostro.

Ci siete mai stati voi al mare di notte?
E non parlo dei falò sulla spiaggia con birre e chitarra, al sicuro sul bagnasciuga con le luci della città a pochi metri da voi.
Una città in cui potete tornare quando vi pare.
Dove ci sono le vostre case accese.
Parlo di mettere una piede su una barca troppo piccola e troppo affollata con tutta la vita tra le braccia.
Cercare un posto dove accucciarsi tra centinaia di anime senza volto nel nero della notte.
Chiudere gli occhi e sgranare la speranza come un rosario mentre il freddo e la paura ti entrano nelle ossa.
Ascoltare il bisbiglio delle preghiere, i pianti disperati dei bambini, il rumore delle onde che sbattono sui fianchi della barca.
Girarsi tra braccia e gambe, ammassate, annusare il fiato caldo e affannato altrui che si mescola con il tuo.
Sentire l’aria pesante sulle braccia, mescolare il sale del mare con quello delle lacrime mentre il rollio del mare ti ricorda che ci puoi finire in quell'inchiostro.
Perchè può succedere.
E’ già successo.
E può succedere anche a te.
Non una luce.
Non una certezza.
Sapere solo che non esiste più casa.
E che su quella barca troppo affollata il posto più ampio lo occupa la disperazione.
Voi che parlate, tranquilli sull'altra sponda, ci siete mai stati al mare di notte?



Ph. FRANCESCO MALAVOLTA

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