sabato 7 gennaio 2017

2017, ti dirò.

Caro 2017,
farò finta di non far caso alla tua cifra finale che comunque fa sempre venire un po' voglia di far le corna e toccar ferro.
Un po' come se si rompe lo specchio che non frega mai nulla a nessuno, tutte scaramanzie superate, però meglio non rischiare.
Ma andiamo al punto.
Non ti chiedo nulla.
Sappi questo.
Solo ci auguro.
Che la strada, che ci piaccia oppure no dobbiamo farla insieme.
Ci auguro le emozioni, quelle prima di tutto, autentiche, vere, dolci.
Di quelle che fan bene al cuore, alla testa, allo stomaco.
Ci auguro
di sondare la profondità della vita e di noi stessi senza sprofondare,
di saper dire,
di saper raccontare,
di non curarci di ciò che non ci appartiene.
Ci auguro di trovare il nostro posto e rimanerci.
E di migliorare che non è mai abbastanza.
Ci auguro di fidarci della vita e starla a guardare,
assecondandola, a volte, se serve.
Ci auguro di non annichilirci mai, nemmeno per sbaglio, nemmeno una volta.
Di non fare tiri alla fune con il destino, con la realtà e con la paura.
Ci auguro di imparare a fare quello che non sappiamo, quello che non crediamo di saper fare, a volare senza guardare giù.
E spero, se posso azzardare, che tu sia fatto di momenti belli, senza stare troppo a mettere orpelli e filosofie.
Belli, punto.
Di quelli che tornano alla mente senza preavviso per farti guardare nel vuoto con quel sorriso d'estasi che chi sta intorno non sa capire, ma vorrebbe sapere.
Andiamo 2017, iniziamo a camminare.





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