domenica 31 dicembre 2017

Adieu 2017

Ormai è un rito quello di scrivere una lettera di commiato all’anno che parte.
Chissà per dove.
E non potevo lasciarti orfano di parole, 2017.
Nonostante, diciamocelo, in questi lunghi giorni tuoi, spesso, non ci si è capito niente.
È stato tutto accelerare, inchiodare, cambiare direzione, fare retromarcia.
Una lunga lezione di scuola guida, dove tu stavi lì per insegnarmi a guidare senza dire una parola sulla meta da raggiungere.
Tentativi, prese di coscienza, brevi tratti in quinta e poi fronte appoggiata sul volante con le lacrime agli occhi.
Non sapevo cosa volessi da me mentre mi fissavi a braccia conserte mentre tentavo manovre in un parcheggio.
Lì a faticare senza che andassi da nessuna parte.
Un istruttore silente.
Con il ghigno sadico chi toglie le rotelle alla bicicletta del nipotino per la prima volta.
E si gode lo spettacolo di quella che per me, che pedalo cercando di non perdere i denti davanti sull’asfalto, è un’impresa che ha del miracoloso, quando in realtà è facile come andare in bicicletta.
Appunto.
Basta trovare l’equilibrio.
Il proprio.
Mi hai insegnato che prima di arrivare alla meta è necessario imparare a guidare, conoscere come governare i propri mezzi; e che ci vuole pazienza per scoprire quante cose sono diverse da come credevamo e quante ne sappiamo fare se tentiamo.
Grazie 2017, ti stringo la mano tra le mie, con il formale affetto per un insegnate capace che non vedrò in posti diversi dai miei ricordi.


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